Il Tirreno

Grosseto

Droga nel fienile, Bilella assolto Si è difeso in aula

di Pierluigi Sposato
Droga nel fienile, Bilella assolto Si è difeso in aula

L’accusa aveva chiesto la condanna a 2 anni di reclusione e la confisca dei 5.400 euro ritenuti provento dello spaccio

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Non è stato lui. Non è stato Antonino Bilella a nascondere nel fienile di Villa Adua, in un secchio, l’hashish ritrovato il 22 novembre 2013 da un cane molecolare della polizia di stato. Il giudice dell’udienza preliminare Marco Bilisari lo ha assolto per non aver commesso il fatto dall’accusa di aver detenuto a fini di spaccio i 7 panetti e i 24 ovuli, rispettivamente 683 grammi e 147 grammi.

Bilella, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Francesca Benetti, proprietaria della tenuta dove l’agricoltore 72enne lavorava in affitto da circa un anno, era presente. È arrivato dal carcere di Pisa senza occhiali e con ai polsi un paio di grosse manette; ha atteso per qualche decina di minuti nella stanzina accanto all’aula l’inizio del procedimento. Che lo ha visto subito come protagonista, perché Bilella - come nel processo per omicidio - si è fatto interrogare nell’ambito del rito abbreviato (il giudice decide allo stato degli atti) cui la difesa è stata ammessa, rito condizionato perché l’imputato ha parlato. E si è seduto sul podio in genere riservato ai testimoni. Ha spiegato le sue ragioni, ha respinto la paternità di quella droga, ha descritto luoghi e modalità. Si è aiutato con i gesti: con braccia e mani ha ricostruito la disposizione degli edifici, ha puntualizzato ciò che al giudice interessava sapere. Sulle labbra, dalla porta a vetri gli si è letto più volte un «questo non lo so». Di «quella porcheria» Bilella ha detto di non sapere nulla di nulla e che chiunque poteva averla messa lì, a sua insaputa. Mezz’ora di domande e risposte, poi è stata la volta delle conclusioni.

Il pm Salvatore Ferraro (presente anche il collega Marco Nassi) ha chiesto comunque la condanna: 2 anni e la confisca di quei 5.400 euro che gli vennero sequestrati all’epoca perché ritenuti provento di attività di spaccio. Anche su quest’ultimo argomento si è battuto a lungo il difensore, Riccardo Lottini: oltre a sottolineare la mancanza di riscontri con la “paternità” della droga, l’avvocato ha voluto mettere in evidenza - attraverso la documentazione fornita al giudice - che quel denaro era legittimamente detenuto, perché costituiva il ricavato della vendita di un terreno che l’agricoltore possedeva in Sicilia.

Argomenti che devono aver fato breccia nel giudice, che ha dissequestrato e restituito il denaro e che fra quindici giorni depositerà le motivazioni.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web