Sicurezza
Il bagnetto di Cala Piccola può aprire
Il Tar salva la stagione dello stabilimento: il Comune aveva vietato l’attività perché le strutture non erano state condonate
PORTO SANTO STEFANO. Salva la stagione balneare allo stabilimento di Cala Piccola. Il Tar si è espresso nei giorni scorsi in favore della cooperativa che gestisce la caletta argentarina, in merito alla sentenza contro il comune di Monte Argentario che, in precedenza, aveva impugnato il provvedimento con cui inibiva il proseguo dell’attività balneare con annessa ristorazione. Questo perché, secondo il Comune, non sono fondati i requisiti urbanistico-edilizi dell’area.
Diverse strutture dello stabilimento risulterebbero, infatti, essere oggetto di procedimenti di condono, alcuni pendenti dalla metà degli anni ’80 ed altri dal 1993. Nell’ambito della zona balneare, inoltre, sarebbero stati realizzati dopo il 2003 altri abusi edilizi per i quali, alla data del provvedimento impugnato, non era ancora stata presentata istanza di accertamento di conformità. La cooperativa Cala Piccola, dunque, si è difesa lamentando che «le opere sulle quali pende domanda di condono non potrebbero essere considerate abusive nemmeno ai fini dell’esercizio dell’attività di impresa».
Inoltre, sempre secondo la cooperativa, «per le restanti opere abusive il Comune, anziché vietare il proseguo dell’attività, avrebbe dovuto invitare a provvedere alla loro regolarizzazione, facendo istanza di accertamento di conformità». Il problema della regolarità edilizia degli immobili presenti nello stabilimento di Cala Piccola appariva poi destinato a riproporsi anche per le prossime stagioni balneari, fino a quando non sarebbero stati definiti i procedimenti con cui né è stata chiesta la sanatoria. Sono state accolte dunque dal Tar le richieste di Cala Piccola, con la volontà del legislatore di non far cadere in rovina gli immobili presenti, cosa che sarebbe probabilmente derivata da una sospensione dell’attività stessa.
La conformazione, nel caso di riscontro di irregolarità di tipo edilizio, dovrà comunque comportare la rimozione delle opere abusive e non la loro “regolarizzazione” mediante sanatoria. Il Tar ha inoltre deciso di ripartire le spese processuali tra le parti in causa. «Proprio questa ripartizione delle spese - commenta il sindaco Arturo Cerulli - ci fa pensare che sia sì una battaglia vinta da Cala Piccola, ma non in pieno. Le opere abusive sul demanio spesso fanno decadere le concessioni, quindi siamo sicuri che non avvenga anche in questo caso? Penso comunque che la situazione non sia ancora chiara e rimane il fatto che le opere abusive vadano demolite».
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