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Ecstasy e ketamina dalla Spagna

Ecstasy e ketamina dalla Spagna

Nei guai un uomo di 33 anni, abitava in una comunità alternativa sull’Amiata

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ARCIDOSSO. Viaggiava con un’Audi A6 che non era sua. Si era imbarcato al porto di Barcellona ed era arrivato fino a Genova. Ma nel bagagliaio aveva nascosto quasi duemila pasticche di ecstasy e un flacone di ketamina.

La guardia di finanza lo ha intercettato al porto di Genova, interrompendo il suo viaggio di ritorno dalla Spagna dove, presumibilmente, il giovane aveva acquistato la droga. Tommaso Elmini, 33 anni, vive da tempo con la fidanzata ad Arcidosso, in una borgata da dove era partito alcuni giorni fa e dove grande è stato lo sconcerto alla notizia, anche perchè il giovane è conosciuto da molti residenti: fino a poco tempo fa, era collegato al gruppo di coetanei che nel paese amiatino hanno dato vita ad una comunità solidale, Libereria Amiata autogestita, con una casa nel centro arcidossino. «Un gruppo che crede - si legge nel loro sito - che attraverso la libera istruzione e il lavoro sia possibile trasformarci in individui capaci di sviluppare la forza necessaria per liberarci dall’incubo delle ingiustizie perpetuate in nome del capitale. Imparare ad essere individui attivi e responsabili producendo il nostro cibo in modo collettivo è solo una delle nostre attività».

E in effetti i ragazzi hanno iniziato un’attività agricola che permette loro di produrre per le proprie necessità. E hanno aperto pure, il 12 dicembre 2012, una libreria perché (sono sempre le loro parole) «sul territorio amiatino sono scomparsi tutti i luoghi di aggregazione sociale. Lo spazio è stato creato per concessione di un privato ed è stato pensato per serate di poesia, letture collettive, free shoop (negozio dove tutto è gratis), incontri multietnici, culturali, preparazione di cibi vegetariani e vegani, corsi, arte, meditazione. È possibile venire a trovarci anche per più di un giorno - dicono - sana alimentazione, gioiosa bellezza della natura, corretto uso delle risorse naturali».

È una vicenda controversa quella della comune dove abitava anche il ragazzo. Elmini era partito qualche giorno fa per la Spagna, ma quando è arrivato al porto la finanza lo ha preso con la droga e ora è rinchiuso nel carcere di Marassi, a Genova, dove l’arrestoè stato convalidato.

Il trentatreenne, difeso dall’avvocato Riccardo Lottini, ha risposto alle domande del giudice spiegando di sapere che nel bagagliaio dell’auto c’era quella droga e assumendosi la responsabilità di averla trasportata. Ma ha anche detto che quelle quasi duemila pasticche di ecstasy, che sarebbero state rivendute a una cifra di 10 o 15 euro ciascuna e quella ketamina non era roba sua.

Ad Arcidosso nessuno però aveva mai sospettato di lui e probabilmente tutta quella droga non sarebbe stata destinata al mercato locale.

Sulla comunità nella quale viveva Elmini prima di trasferirsi in un appartamento con la sua fidanzata era stata anche presentata un’interrogazione della minoranza. «Panni tesi dappertutto, fili e tenditoi che occhieggiano sotto il maschio arcidossino, capi di abbigliamento e di biancheria, catini e cassette. Tutti quelli che arrivano, ospiti occasionali in una piccola casa nel cuore del centro storico di Arcidosso - si legge nella protesta - sembrano avere la smania di fare il bucato e una volta fatte le faccende, inondano uno fra i luoghi più deliziosi del paese antico di Arcidosso, di ogni genere di capi di vestiario. In barba al decoro del luogo e al rispetto di chi vi abita. D’estate, poi, alcuni ospiti preferiscono dormire all’aperto, sotto le stelle, in zona castello, all’ombra del torrione che fu degli Aldobrandeschi a cui di certo si accapponerebbe la pelle di fronte a questa testimonianza stile new hippy o on the road».

Questa la protesta di un residente che tempo fa ricordava che «la zona scambiata per un campeggio è la Piaggetta del Castello di Arcidosso, dove altri residenti si affannano ad addobbare balconcini e a tenere in ordine, uno stato puntualmente disfatto da chi arriva, sosta e se ne va, lasciandosi dietro un campo di battaglia».

Le segnalazioni ai vigili hanno ottenuto pochi risultati, come la lettera inviata alla soprintendenza ai beni architettonici. E l’interrogazione della minoranza in sede consiliare ha avuto la risposta del sindaco che ha spiegato: «È stato verificato che non c’è attività imprenditoriale, che vi sono due residenti, che ci sono le condizioni di abitabilità. Non ci sono problemi di sicurezza, ma di decoro sì. Per cui vediamo se il nuovo regolamento risolve il problema». (f.b - f.g.)

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