Proteste
Fusione dei Comuni Montieri guida l’esercito del «no»
Il sindaco Verruzzi e il collega di Volterra organizzano una marcia a cui hanno aderito 4.700 paesi da tutta Italia
MONTIERI. «Un comune non può avere una popolazione inferiore a 5.000 abitanti». È questo il primo articolo della proposta di legge presentata l’11 novembre scorso da parte di una ventina di esponenti del Partito democratico.
L’obiettivo del provvedimento è la cancellazione delle amministrazioni comunali al di sotto dei 5.000 abitanti attraverso fusioni obbligatorie dei Comuni che dovranno gestire le Regioni. Ai Comuni che si fonderanno non spetteranno contributi straordinari ma, qualora una Regione non provvedesse alla fusione obbligatoria, a decorrere dall’anno successivo essa sarà soggetta ad una «riduzione di una aliquota pari al 50% dei trasferimenti erariali in suo favore, diversi da quelli destinati al finanziamento del servizio sanitario nazionale e al trasporto pubblico locale».
Proposta che non è andata giù a Nicola Verruzzi, sindaco di Montieri, paese di 1.200 anime, che ha deciso di muoversi per rivendicare le autonomie comunali perché «le comunità – dice – non si misurano in numeri ma in identità».
Verruzzi ha così contattato il sindaco di Volterra, Marco Buselli, e insieme hanno deciso di organizzare una manifestazione alla quale hanno invitato 4.700 sindaci da tutta Italia.
“Orgoglio Comune”, questo il nome scelto per la manifestazione che si terrà questo sabato a Volterra. «Penso che la Maremma abbia molte affinità con il nostro territorio – dice Buselli – forzare le fusioni significa prendere il parametro numerico come unico metro di giudizio, significa mortificare la Toscana fatta anche di moltissime realtà rarefatte con una bassa densità. Perché la Toscana non è solo la fascia lungo l’Arno ma ci sono anche tante “Toscane” e tante “Italie”. Fondere non significa apportare un risparmio economico, tutt’altro. Significa solo ridurre gli spazi della democrazia a favore di chi vuole mantenere il controllo amministrativo».
Certo Volterra non è piccola e di sicuro non rischia la fusione obbligatoria – conta infatti più di 10.000 abitanti – ma la scelta della città dell’alabastro non è casuale: con 3.000 anni di storia ha il palazzo comunale più antico della Toscana.
«Alla manifestazione ha aderito un numero incredibile di soggetti – dice Verruzzi – sono sbalordito». Per il pomeriggio sono infatti previsti pullman da ogni parte di Italia, dalla Calabria fino al Piemonte passando per la Sicilia e la Sardegna, oltre a numerose associazioni e realtà territoriali come Legambiente Italia, il Club dei borghi più belli, fino a Uncem Italia e molti comitati a difesa della sanità pubblica riuniti nel Crest, il Comitato Regionale emergenza sanità toscana.
«Cosa si intende per risparmio? – dice Verruzzi – Ci sono dei servizi che si possono fare in maniera associata e quasi tutti i piccoli comuni lo stanno già facendo, ad esempio per i rifiuti e per il servizio idrico. Bisogna capire se sia importante o meno tutelare le realtà montane della nostra penisola. Io credo che facendo venire meno la presenza dello stato in quei territori verrebbe meno la presenza attiva della popolazione. E questo non è funzionale allo stato».
Ma vivere nei piccoli comuni, secondo Verruzzi e Buselli, significa anche prendersi cura del territorio. «Se i comuni si fondono sarà inevitabile una migrazione verso le città più grandi, perché verranno a mancare i servizi essenziali. Questo comporterà un abbandono delle campagne e una conseguente spesa ulteriore per evitarne il dissesto».
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