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Beni comuni: era l’ora di fare luce su scelte sbagliate

Beni comuni: era l’ora di fare luce su scelte sbagliate

GROSSETO. «Non ci sorprende la notizia che la Procura di Firenze avrebbe emesso vari avvisi di garanzia verso i responsabili dell’affidamento del servizio rifiuti urbani da parte dell’Ato Toscana sud...

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GROSSETO. «Non ci sorprende la notizia che la Procura di Firenze avrebbe emesso vari avvisi di garanzia verso i responsabili dell’affidamento del servizio rifiuti urbani da parte dell’Ato Toscana sud a Sei Toscana. Anzi, era l’ora che qualcuno indagasse su quelle scelte che da molti anni definiamo in evidenti violazioni di leggi, con il risultato pratico e concreto che siamo gli ultimi nella raccolta differenziata e i primi nel costo del servizio».

Il Comitato Beni comuni di Grosseto, che fa capo a Roberto Barocci, ha tenuto decine di conferenze stampa in questi anni sul problema della gestione dei rifiuti, sottolineando il paradosso del contratto capestro tra Comuni e Futura (Strillaie), la scarsa raccolta porta a porta, i difetti della vendita delle materie ricavate dalla differenziata e i doppi incarichi dei manager di Ato, Sei e inceneritore di Scarlino.

«Nonostante il coraggio e la libertà di cronaca dimostrata dalla stampa locale – spiega il Comitato – nessun responsabile di quelle scelte sbagliate ha voluto correggersi e cambiare rotta. L’ultima volta è stato detto e registrato agli atti del consiglio comunale di Grosseto del 10 febbraio, davanti a tutti i responsabili dei partiti di governo della città, competenti perché noti avvocati o professori di diritto o ex dirigenti del Coseca: non è lecito cedere annualmente con un contratto a un soggetto privato le materie raccolte vendibili alle industrie senza sapere quantità, qualità e valore registrati a consuntivo dell’anno precedente per lo stesso servizio, quindi senza sapere il probabile valore economico di ciò che si cede. Inoltre non si può mettere a gara un servizio e al contempo mettere condizioni tali che solo un singolo soggetto può valutare e concorrere alla gara. Il tutto è spiegato con evidenti conflitti di interesse tra decisori politici e soggetti interessati solo a garantire il combustibile alla filiera dell’incenerimento».

Il Comitato ne è convinto: «Le alternative più convenienti ci sono e le abbiamo sempre indicate, ma ridicole sono le risposte date dai responsabili delle scelte politiche locali, secondo cui bisogna aspettare che prima il mondo imprenditoriale decida di investire negli impianti di recupero di materia e, solo dopo la loro realizzazione, le amministrazioni pubbliche potranno organizzare la raccolta differenziata spinta dei rifiuti e l’offerta sul mercato delle materie raccolte in modo differenziato. Con tali scelte si inverte completamente la logica economica, che impone gli investimenti solo a fronte di piani finanziari certi e concreti di utilizzo degli impianti da realizzare. È ovvio che nessun imprenditore può investire in queste province quando tutte le scelte delle amministrazioni pubbliche locali sono andate solo ed esclusivamente a favorire gli interessi legati alla filiera dell’incenerimento».

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