Il Tirreno

Grosseto

«Sostegno totale a Mascagni»

di Gabriele Baldanzi
«Sostegno totale a Mascagni»

Borghi: «A Lorenzo consiglio però di non cercare di allargare il voto cattolico»

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GROSSETO. Né amareggiato, né rassegnato. Quando a Paolo Borghi chiediamo di riassumere, in una parola, il suo stato d’animo, lui di parole ne dice due: «Da oggi, più che mai, sarò franco e costruttivo». E in effetti l’intervista che concede al Tirreno è all’insegna della chiarezza. Pochi giri di parole, messaggi che arrivano dritti ai destinatari. Sullo sfondo la volontà di restare nel Pd, di scrivere altre pagine di politica, ma non a Grosseto.

Lei ha incassato quasi 3.000 voti personali, che saranno decisivi a giugno. Li porterà a Lorenzo Mascagni?

«Ci mancherebbe! A chi dovrei portarli? I travasi, però, non sono automatici...»

Cosa vuol dire?

«Vuol dire che per ottenere quel consenso il candidato sindaco del centrosinistra dovrà comunque stare sul pezzo e rispettare certe volontà emerse dal voto di domenica».

Chi ha votato Borghi che cosa chiede a Mascagni?

«Chi ha votato Borghi chiede per il 2016-2021 rinnovamento totale in giunta e nel gruppo consiliare. Chiede all’amministrazione di non essere prona a Firenze. Chiede di guardare anche a sinistra. Chiede che vengano rimessi in discussione una serie di accordi pre-elettorali assunti dai segretari, anche e soprattutto a mio danno».

Per esempio?

«Per esempio il vicesindaco ai socialisti, già assegnato a Francesco Giorgi, a gennaio, a tavolino. Poi qualcuno ha il coraggio di dire che è Borghi che fa gli accordi di potere. Ecco, io su questo ritengo che debbano essere le urne a stabilire chi sarà il numero due…».

Davvero esiste questo accordo?

«Sì, messo per scritto. Ma va rivisitato. Perché Mascagni, Giorgi – e quindi il Psi – il capogruppo in Regione Marras, il sindaco Bonifazi e mezza giunta, l’Udc, i segretari Simiani e Biliotti, l’amministratore di Sistema Fusini e le parrocchie (secondo me determinanti), ecco tutti insieme hanno preso solo 600 voti più del vicesindaco. Mi sembrano pochini».

Quindi il posto di vicesindaco lo rivuole lei?

«No, chiariamo. Io non farò più né il vicesindaco, né l’assessore. A giugno si chiude un ciclo. Non avrò ruoli nella prossima amministrazione. Però voglio essere ascoltato, questo sì».

Si parla della volontà di coinvolgere sua moglie, che è già consigliere comunale.

«Ho sentito anch’io queste voci, ma non è assolutamente una strada percorribile. Se qualcuno pensa di sollecitare il mio impegno coinvolgendo Maria Chiara (Daviddi) ha sbagliato strategia e non mi conosce bene. Io mi impegnerò comunque. E mi impegnerò per far vincere il centrosinistra».

Ha già incontrato il segretario regionale Dario Parrini?

«Ho parlato con Bruzzesi e con Parrini. Gli ho detto che sono a disposizione. Pronto a fare ciò che è più utile per il Pd: anche dimettermi da vicesindaco, se necessario».

I rapporti di forza all’interno del Pd sono cambiati. Lei si sente isolato?

«Diciamo che tra i generali non ho molti amici. Erano tutti con Mascagni. Credo invece che buona parte della base e alcuni quadri intermedi la pensino come me».

Cosa o chi l’ha delusa di più?

«Il comportamento di Bonifazi. La firma per il mio avversario non me l’aspettavo. Mi ha fatto male. Credevo che, dopo 10 anni, il nostro rapporto fosse diverso. Ci sono state tante discussioni, momenti di tensione e anche soddisfazioni. Peccato… Comunque ieri ci siamo incontrati e riparlati grazie alla mediazione di Stefano Bruzzesi».

La partecipazione al voto delle parrocchie: ha senso, secondo lei, questa polemica?

«Mi pare evidente che è stata massiccia, ma era nel conto. Lorenzo Mascagni viene da quell’area ed è un uomo giustamente apprezzato nel mondo delle parrocchie, dell’associazionismo cattolico. Da parte di qualcuno, non lo nego, mi sarei aspettato un comportamento meno sfacciato, una maggiore prudenza. Invece si è scelto di fare gli ultras. Mi riferisco a un paio di sacerdoti e a chi ha ruoli in curia. Ultima cosa. Un consiglio a Lorenzo: non insisterei sul Comune confessionale per allargare ancora il voto cattolico, perché si rischia di essere travolti dalle contraddizioni. Non metterei in discussione la laicità delle istituzioni».

Lei ha qualcosa da rimproverarsi?

«Io credo che abbiamo ottenuto il massimo. Sono molto soddisfatto della partecipazione e del mio risultato numerico. Meno del fatto di essere arrivato secondo».

Ultima domanda: Leonardo Marras le ha spiegato, faccia a faccia, la ragione del suo posizionamento su Mascagni?

«Leonardo Marras pensa che io divida e Mascagni unisca. Anche lui ha fatto una scelta e poi l’ha portata avanti. Legittimo. Siccome, però, voglio bene alla mia città e alla Maremma spero che da Firenze inizi anche a portare a casa qualche risultato, mettendoci quello stesso impegno che ho visto negli ultimi 15 giorni. Fino a oggi, infatti, ha lavorato più per il partito, spesso dietro le quinte, anche su cose che non dovrebbero riguardarlo, che per il territorio, con un unico risultato tangibile per Grosseto: la nomina di un nostro concittadino a capo della segreteria del gruppo Pd in Regione».

Lo vuole fare un appello all’unità pro Mascagni?

«Certo, ripeto ciò che ho già detto: il mio sostegno a Lorenzo Mascagni sarà totale. Unica condizione: il rispetto dei miei 2.950 elettori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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