Lutto
«Aumentare la produzione per evitare frodi dell’olio»
Luca Sani invita gli imprenditori agricoli ad attingere ai finanziamenti statali Più tecnologia al servizio delle aziende per affrontare le sfide del mercato
GROSSETO. L’olio toscano è buono ma è troppo poco, rispetto alle richieste che arrivano dal mercato. E questo potrebbe essere stato uno dei motivi che hanno solleticato la pancia di chi avrebbe venduto per olio toscano Igp olio che invece veniva prodotto in Grecia o in Puglia. Parola di Luca Sani, presidente della commissione Agricoltura alla Camera che proprio poco tempo fa ha approvato il primo piano agricolo nazionale proprio per stimolare gli imprenditori del settore ad aumentare le produzioni, attraverso un plafond di investimento di 30 milioni di euro.
La frode dell’olio scoperta dal corpo Forestale dello Stato per la quale sono stati iscritti nel registro degli indagati 47 nomi, potrebbe avere origine proprio da quelle quantità di olio che non sarebbero sufficienti per soddisfare i mercati. «In Toscana si produce il 3% dell’olio italiano - spiega il parlamentare - ma se ne commercializza il 35%. È chiaro che non tutto quello che viene venduto è olio contraffatto, ma è anche vero che abbiamo un nome e un marchio appetibile e che sarebbe importante aumentare la produzione». La legge “salva olio” è in approvazione e prevede ulteriori dispositivi di garanzia per i consumatori, come il chip che non permetterà alle bottiglie di essere riutilizzate o le fascette anticontraffazione. Ma è sul fronte della produzione che Sani, e con lui la commissione Agricoltura, insiste. «Le potenzialità ci sono - dice - e la Maremma potrebbe essere davvero una delle zone capofila per questo progetto: gli imprenditori agricoli potrebbero attingere a quei finanziamenti per sviluppare la tecnologia aziendale. Qua le olive vengono ancora raccolte a mano e la produzione è totalmente artigianale. Ma ci sono macchine agricole che potrebbero permettere di scavalcare questo problema e intensificare così le colture».
L’inchiesta della forestale, coordinata dai sostituti procuratori Laura D’Amelio e Marco Nassi ha coinvolto tante aziende maremmane, tra le quali il consorzio Olma che conta più di mille soci. L’azienda ha respinto le accuse spiegando di essere stata truffata lei stessa. «La filiera dell’olio può essere ricostruita - dice Sani - quindi le responsabilità o meno delle varie imprese coinvolte saranno accertate dal lavoro dei magistrati che con la forestale hanno reso un servizio indispensabile ai cittadini. Ma se la produzione non aumenta ci sarà sempre il rischio che per guadagnare di più e restare sul mercato si generino meccanismi di questo tipo». Dati alla mano infatti, l’Italia produce 400.000 tonnellate d’olio all’anno, il consumo medio è di 600.000 tonnellate e altre 900.000 vengono esportate. «È chiaro che con numeri di questo tipo l’olio venga acquistato in altri paesi e poi venduto come un prodotto italiano - aggiunge Sani - Se l’origine è indicata nell’etichetta non si configura certo il reato di frode. Ma una terra come la Maremma che ha questa vocazione potrebbe davvero decidere di fare il salto di qualità e cominciare a produrre di più».
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