Il Tirreno

Grosseto

Geotermia, un esposto contro l’atto della Regione

di Fiora Bonelli
Geotermia, un esposto contro l’atto della Regione

Cinigiano, il consigliere Barbagli contesta il decreto che permette le perforazioni, in vista di una nuova centrale, senza fare la Valutazione di impatto ambientale

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CINIGIANO. Mentre il 7 marzo si firmava in Regione il protocollo sottoscritto dal governatore della Toscana Enrico Rossi e l’amministratore delegato di Enel Green Power Francesco Venturini, nello stesso giorno è partito da Cinigiano un esposto al procuratore della Repubblica di Grosseto contro il decreto dirigenziale della Regione Toscana per la esclusione della Valutazione di impatto ambientale per il progetto presentato dalla società Renewem.

La società, come noto, ha richiesto una perforazione esplorativa di quattro chilometri e mezzo di profondità per Monte Labbro, primo step di quella che potrebbe diventare a tutti gli effetti una centrale geotermica a media entalpia.

L’esposto parte dalla lista A/ gente comune capitanata da Giovanni Barbagli, capogruppo di opposizione in consiglio comunale. «Ritengo che il decreto della dirigente regionale della direzione Ambiente ed energia, Carla Chiodini, sia viziato da due gravi errori – dice Barbagli – e cioè quello di eccesso di potere avendo assunto una decisione che non poteva essere assunta da un dirigente in mancanza di precisi orientamenti in materia e da sottovalutazione dei pareri negativi espressi da organi competenti come il nucleo di valutazione della Unione dei comuni e il Comune di Cinigiano nel cui territorio si trova appunto il sito di Monte Labbro».

Barbagli nel suo esposto ricorda anche che nel corso del 2014 lo stesso Nucleo di valutazione dell’Unione affermò che la capacità ambientale di sopportazione di ulteriori interventi geotermici dopo Bagnore 4 è di gran lunga superata e solo l'esigenza di speculazione da parte delle ditte che chiedono di fare ulteriori interventi può essere la motivazione della ricerca del vapore.

«Ma se è la speculazione la molla delle ditte – incalza Barbagli – prima c’è la garanzia della salute delle persone, la salvaguardia dell'ambiente e poi tutto il resto e non al contrario. Se poi dovessimo avere ulteriori dati sui rischi ambientali della geotermia si dovrebbe comunque aspettare l’esito dello studio assegnato ad Ars e non ancora concluso, prima di autorizzare ulteriori interventi. Evidente è la contraddizione tra questo progetto di Monte Labbro e la risoluzione approvata in consiglio regionale che all’indomani della moratoria che scadeva a fine agosto dopo la pausa elettorale dove si diceva che doveva esserci una intesa fra Regione e enti territoriali per rispettare la vocazione del territorio e trovare un’intesa. Ebbene non c’è stato né accordo, né rispetto dei pronunciamenti territoriali».

E infine il principio di precauzione. «Non secondario – termina l’esposto di Barbagli – è il richiamo al principio di precauzione dopo il pronunciamento sul rischio per la salute a causa della attività geotermica paragonata addirittura alle centrali a carbone dai professori dell’università di Siena professori Basosi e Bravi». Per Barbagli dunque «il ricorso era dovuto e non ci siamo sottratti a presentarlo».

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