Il Tirreno

Grosseto

«Ora si corre tutti uniti»

di Francesca Ferri

Per Lorenzo Mascagni brindisi e abbracci al comitato con tutti i big

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GROSSETO. «Abbiamo vinto! Vieni qua Lorenzino!». Giancarlo Tei grida nel cellulare con la mano davanti alla bocca e gli occhi rossi che a stento trattengono le lacrime. Sono le 23.25, e ha appena buttato da una parte sulla scrivania la penna con cui, da oltre due ore, segnava passo passo i risultati degli scrutini delle varie sezioni.

Lorenzo Mascagni, avvocato rotale e consigliere comunale del Partito democratico negli ultimi dieci anni, ha vinto le primarie del centrosinistra. Pd, Psi, Udc e le due liste civiche Gente di Grosseto e Fare Grosseto, schiereranno lui, a giugno, nella corsa per eleggere il futuro sindaco di Grosseto.

La serata, nella sede del comitato, a Porta Nuova, era partita subito con il piede giusto. Il primo ad arrivare era stato Tei, poi alla spicciolata molti altri esponenti del Pd: la consigliera Daniela Piandelaghi, l’assessora alla Cultura Giovanna Stellini, il presidente di Sistema Daniele Fusini, membri dello staff di Mascagni.

È stato uno spoglio veloce e curiosamente silenzioso: i risultati arrivano al “bip” di un Whatsapp dai 17 seggi sparsi in tutto il comune.

I primi ad arrivare sono i risultati dalle frazioni. È un testa a testa, ma con diversi colpi di scena. Un “hurrà” percorre la piccola sede del comitato quando arriva il risultato di Marina di Grosseto, considerata la roccaforte di Borghi. Mascagni tiene testa con 216 voti a 156. E così a Roselle, «ma qui abbiamo lavorato bene», bisbiglia Tei.

«Bisogna però aspettare la città», dice prudentemente qualcuno. È lì, dove il numero dei votanti è ben più alto, che si gioca la partita. Musi lunghi quando arriva il responso di Gorarella 1: Borghi è sopra di oltre trenta punti. «Ma quella, si sa, è la sezione di sua moglie....», dice qualcuna.

Loriano Valentini, presidente di Fondazione Grosseto cultura, si accende una sigaretta. Sottrazioni, somme. Ci sono schede contestate alla sezione Pace, ma il comitato non pare sorpreso che proprio lì ci sia stata maretta. «Zitti, zitti: c’è Barbanella. Se ci si fa qui...». È il quartiere di Borghi, quello dove in teoria il vicesindaco dovrebbe raccogliere più consensi. E invece finisce con Mascagni a 1.282 e Paolo Borghi a 1.161. È un’esplosione da stadio.

Da lì la strada è in discesa, fino a poco dopo le 23.20, quando arriva l’ultima sezione e il risultato è schiacciante: circa 600 voti di scarto consegnano la faccia di Mascagni direttamente alla scheda elettorale di giugno.

Tei si attacca al telefono e tira giù Mascagni da casa. Poi a ruota chiama Saimo Biliotti, segretario comunale («telefono a quelli che hanno sofferto»). Piandelaghi e Stellini si parlano nell’orecchio: «Che soddisfazione», dice l’assessora. Poi esplode un urlo: è entrata Antonella Goretti, assessora al sociale: «Vedrai che ora in giunta si comporta meglio...». Leonardo Marras, consigliere regionale pd, stenta a crederci: «Finché non arriva il risultato della Prefettura...». Ma è chiaro che è uno scherzo. Fusini intanto va in macchina e torna con una borsa frigo di bottiglie di spumante. Arriva anche il sindaco Emilio Bonifazi, il segretario del Psi Francesco Giorgi.

Una festa, urlante, gioiosa e liberatoria, tutta per lui. Ed eccolo, il candidato, spuntare dall’angolo di via Mazzini, a piedi.

Un po’ frastornato ma tranquillo, lo accoglie un applauso. Chi gli si butta al collo, chi lo bacia, chi lo abbraccia. Una pioggia di flash lo invade. Gli mettono in mano una bottiglia di spumante.

«È una vittoria del nostro popolo, perché quando 6.500 persone si muovono in carne ed ossa e vanno a votare vuol dire che c’è voglia di costruire il futuro della città», dice Mascagni. Un concetto ribadito anche da Valentini e da altri esponenti del Pd.

«I cittadini hanno scelto me come candidato: ora c’è bisogno di correre tutti insieme per il voto di giugno. Purtroppo quando si vota c’è uno che vince e uno che perde», dice Mascagni.

Finita l’intervista, Mascagni si rituffa nella festa, ma prima ha un pensiero. «Vorrei chiamare Borghi...», dice. «Veramente è lui che dovrebbe chiamare te», gli risponde Stellini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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