Scheletri di platani, rabbia dopo la petizione
L’attivista del M5s Della Negra contesta le potature radicali in via Senese: «Inutili, dannose e costose»
GROSSETO. La battaglia per avere una via Senese più sicura sembrava all’orizzonte quando, il giorno dopo aver protocollato in Comune la petizione per una maggiore sicurezza per gli attraversamenti pedonali, il risultato è ripiombato d’un balzo indietro.
Questo, almeno, l’effetto avvertito da Matteo Della Negra, attivista del meetup Amici di Beppe Grillo Grosseto, che da tempo si batte perché il Comune garantisca strade più sicure per i pedoni. L’ultima campagna Della Negra l’ha fatta per via Senese. Tra i punti suggeriti c’era quello di migliorare la visibilità e l’illuminazione.
Ed ecco fatto: l’assessorato ai Lavori pubblici ha colto al balzo l’occasione e ha dato una ripassata “pesante” ai platani che si trovano sulla via. Non una semplice potatura, ma quella che si chiama in gergo “capitozzatura”: via le fronte, via i rami, resta il tronco e qualche moncone. Una pratica che secondo molti, oltre a imbruttire le piante, le danneggia anche.
Di questo parere è anche Della Negra che parla di «scheletri». «Eppure – dice l’attivista – tra le proposte di intervento che i cittadini chiedevano nella petizione, vi era una verifica dell’illuminazione stradale e una corretta e puntuale potatura del verde pubblico, nel rispetto delle piante (no capitozzature selvagge). Se è stato fatto un primo passo per migliorare l’illuminazione della strada, mi chiedo se sia stato fatto nel modo migliore. E a quale prezzo?». Per Della Negra il prezzo, per via Senese, è alto, sia dal punto di vista della qualità della vita «se è vero – dice – che essa è determinata in parte anche dalla bellezza o in questo caso bruttezza del paesaggio e dell’ambiente in cui si vive». Sia del «grave danno a questi alberi e all’ambiente, visto che è stata loro rimossa tutta la superficie fotosintetica, uno choc per la pianta, un danno irreparabile e progressivo».
Per Della Negra ne va anche dell’incolumità dei passanti «se è vero che asportare oltre un terzo della chioma di un albero dà origine a una crisi energetica per la pianta che la porterà ad avere rami e radici più deboli, con un maggiore rischio di caduta in caso di intemperie». La capitozzatura, inoltre, è un intervento più costoso rispetto a una semplice potatura, anche solo per il materiale da smaltire.
«Sarebbe doverosa da parte dei nostri amministratori, nei confronti dei cittadini contribuenti, fare un’analisi costi e benefici inerente il modo di condurre questa pratica di “cura del verde pubblico” – dice Della Negra – Forse sarebbe il momento di organizzare un incontro pubblico tra assessore, dirigente e tecnici dei Lavori pubblici che cura il verde e gli esperti che sostengono un differente e più dolce modo di potare le piante, per ragionare se sia possibile procedere con una pratica diversa da quella che regala ai Grossetani questi scheletri dal futuro incerto, pericoloso e costoso, invece di piante in salute che migliorano la qualità della vita del cittadino».
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