Il Tirreno

Grosseto

Tanti cittadini ai seggi per il duello Borghi - Mascagni

Emilio Guariglia
Cittadini in coda al seggio di via de' Barberi per il voto delle primarie (foto Bf)
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Cittadini in coda al seggio di via de' Barberi per il voto delle primarie (foto Bf)

La coalizione di centrosinistra affida ai cittadini la scelta del candidato sindaco di Grosseto. Oggi urne aperte per un voto dall'esito quanto mai incerto. Alle 22 hanno votato quasi 6.819 persone

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GROSSETO. E alla fine si vota. Quattordici ore, oggi dalle otto del mattino alle dieci della sera, e diciassette seggi aperti nei quartieri e in tutte le frazioni per consentire al popolo del centrosinistra di scegliersi il candidato sindaco per le elezioni amministrative di giugno.

AFFLUENZA

  • Ore 22.00: 6.819 votanti
  • Ore 19.30: 5.961 votanti
  • Ore 17: 4.258 votanti
  • Ore 14: 2.909 votanti
  • Ore 11: 1.410 votanti

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È insomma il giorno delle primarie del centrosinistra. Primarie di coalizione (“Noi per Grosseto”) che vedono in campo il Partito democratico, il Partito socialista, l’Unione di centro e due liste civiche, Fare Grosseto e Gente di Grosseto.

In lizza, tuttavia, ci sono solo concorrenti dem, il vicesindaco uscente Paolo Borghi e il consigliere comunale Lorenzo Mascagni: il Pd grossetano si è diviso ed è evidente che proprio per questo partito oggi si gioca il match più importante, una sorta di “conta interna” la cui posta va ben al di là del nome del vincitore.

Ma chi sarà, il vincitore? Mai come stavolta sono primarie vere, in cui entrambi i competitori e i rispettivi schieramenti sono convinti di vincere e per vincere hanno fatto tutto quello che era nelle loro possibilità. E il pronostico, a poche ore dal verdetto, è pressoché impossibile. Anche per chi prova a farlo su basi “matematiche”.

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Con Lorenzo Mascagni si è infatti ufficialmente schierato l’intero (o quasi) stato maggiore del Pd grossetano: il segretario comunale e quello provinciale, l’onorevole, il consigliere regionale, il sindaco uscente con più di metà della sua giunta... Sempre per Mascagni si è poi dichiarata la “seconda gamba” della coalizione, quel Psi che a Grosseto da sempre gode di un solido bacino elettorale. E mentre l’Udc non si è mai espresso in un senso o nell’altro, per Borghi dentro la coalizione ci sono le due civiche.

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Vista così, numeri alla mano non dovrebbe esserci storia. Ma la politica (in particolare quella italiana) è l’unico territorio nel quale persino i calcoli matematici entrano nel dominio dell’opinione. Soprattutto quando dall’altra parte del campo c’è un concorrente che da sempre ha fatto della capacità di attrarre consenso personale il motore della propria carriera nella politica e nelle istituzioni.

Sia chiaro: Paolo Borghi è parte integrante e importante del Pd, non è un “cane sciolto”. La sua candidatura ha avuto l’incondizionata benedizione dei vertici toscani del partito, al suo fianco non mancano figure di spicco della galassia dem, a cominciare da Valentina Culicchi, membro della segreteria regionale assai stimata dal segretario Dario Parrini. Ma sin dall’estate scorsa è apparso chiaro che la gran parte dei vertici locali non avrebbe appoggiato la sua corsa a sindaco, peraltro (auto)annunciata sin dal lontano 2013.

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Per capire quale sia la “forza elettorale” di Borghi basta guardare alle ultime due tornate amministrative. Nel 2006, ancora giovanissimo, fu il candidato consigliere comunale (allora con i Ds) più votato in assoluto, con 585 preferenze. Cinque anni più tardi, nel 2011, già certo di un posto in giunta Borghi non si mise in lista. Ma i “sui” candidati consiglieri – anche in quel caso volti non troppo conosciuti – ottennero risultati sbalorditivi, sommando fra tutti circa duemila consensi.

In entrambe le occasioni per il centrosinistra correva anche Lorenzo Mascagni, la prima volta in quota Margherita. E in entrambe le occasioni Mascagni entrò in consiglio grazie a 250 preferenze personali.
Anche sulla base di questi numeri del passato, quando i vertici del Pd annunciarono la discesa in campo di Mascagni, qualcuno sul fronte opposto sghignazzò ipotizzando un duello senza storia, una vittoria già acquisita. Ma in politica persino i numeri sono un’opinione. L’avvocato Mascagni si è dimostrato un ottimo “guerriero”, si è fatto conoscere, i big del partito lo hanno sostenuto con compatta determinazione.

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Così, oggi, ci si affaccia su primarie vere e su un esito tutt’altro che scontato. Con un’incognita in più: il possibile voto, per queste primarie, anche di un elettorato moderato di centrodestra, bacino nel quale sia il cattolico Mascagni che il “mai comunista” Borghi godono di forti simpatie.

Insomma, si profila una partita davvero aperta, tra due candidati che tra l’altro sul piano dei contenuti pratici non sono apparsi poi così distanti. Con una sola certezza: a meno di clamorosi distacchi, da stasera il vincitore non potrà fare a meno dell’aiuto del vinto se vorrà puntare al traguardo decisivo, quello di giugno.

Ma questa è un’altra storia. Che passerà anche dal dato sull’affluenza: nel 2006 per le primarie votarono quasi ottomila persone, un record probabilmente ineguagliabile. Oggi chissà. Ma anche questo numero (questo sì non opinabile) sarà termometro dello stato di salute del centrosinistra dopo dieci anni di governo e tanti mesi di tensioni e polemiche.

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