Il Tirreno

Grosseto

Turbativa d’asta, Degortes scagionato

di Maurizio Caldarelli
Turbativa d’asta, Degortes scagionato

Archiviazione per l’indagine sull’acquisto di immobili in Maremma: «Sono stati tre anni difficili, nessun legame con Mps»

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GROSSETO. «Sono stati tre anni difficili, in una città come Siena, profondamente segnata dalle vicende legate al Monte dei Paschi, in cui continua la caccia alle streghe, ma sono contento di essere riuscito a provare l'inesistenza dei reati che mi sono stati contestati».

L'imprenditore Antonio Degortes commenta il decreto di archiviazione del procedimento a suo carico per il reato ipotizzato di concorso in infedeltà patrimoniale, ex art. 2634 del codice civile, firmato da Ilaria Cornetti, gip del Tribunale di Siena, a seguito della formale richiesta avanzata dal pubblico ministero Natalini.

Le accuse mosse nel febbraio 2013 a Degortes, titolare di attività commerciali in Maremma e della discoteca Capannina di Poggio d'Oro, erano turbativa d'asta e infedeltà immobiliare: secondo la Procura l'imprenditore di Asciano avrebbe acquistato degli immobili, tramite la Valorizzazioni immobiliari, a Massa Marittima, Castiglione della Pescaia, Follonica, ma anche a Campagnatico e Ribolla e in breve tempo li avrebbe rivenduti a prezzi nettamente superiori.

«Quegli immobili - spiega Degortes - dal 2010 erano stati comprati al prezzo di mercato ed alcuni di questi ci sono rimasti sul groppone. Significa che non avevamo fatto un grande affare e che avevamo fatto le operazioni secondo la legge».

«Sono stato accostato alla complessa vicenda Mps per la mia amicizia con l'avvocato Giuseppe Mussari, un rapporto che non rinnego assolutamente, ma anche perché ricoprivo l'incarico di vicepresidente della Montepaschi Leasing & Factoring – prosegue Degortes – Ma come è stato dimostrato, nessun legame esisteva con l'acquisto da parte di una mia società, la SG Investimenti, di alcuni immobili in Maremma».

In sostanza il pm Natalini, che ha disposto anche una consulenza tecnica sul valore degli immobili, ha ritenuto che Degortes non avesse acquistato a prezzi di favore gli immobili dalla VIM, società controllata da Lehman Brothers e Sansedoni, come trapelava da diverse fonti giornalistiche.

«Avrei preferito evitare tre anni di avvocati, di costi, ma l'archiviazione mi solleva. Sarebbe stato sicuramente peggio essere assolto dopo un rinvio a giudizio e non nascondo che questa ipotesi mi dava pensiero. Le mie attività hanno subito un danno d'immagine enorme ma spero che dopo questo decreto possa aprirsi un nuovo capitolo».

«Ora aspetto fiducioso – conclude – l'esito a maggio del procedimento nei miei confronti per il “Ristorante Millevini”, dove mi viene contestato un contratto d'affitto con l'Enoteca Italiana, confidando nella magistratura giudicante. D’altro canto io non sono nemmeno socio di quel locale, di proprietà di mio fratello Alberto e della mia fidanzata».

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