Il dolore
Coppia gay denuncia: "Quella scuola ha rifiutato il nostro bambino"
Grosseto: hanno chiesto di iscrivere uno dei propri bambini alla prima classe di una scuola elementare cattolica, ma l’iscrizione non è stata accolta "per mancanza di posti. Ma ad un'altra mamma hanno detto sì"
GROSSETO. Hanno chiesto di iscrivere uno dei propri bambini alla prima classe di una scuola elementare cattolica, a Grosseto, ma l’iscrizione non è stata accolta «per mancanza di posti». Lo stesso istituto paritario, tuttavia, giorni dopo accettava la richiesta di iscrizione di un’altra mamma: per suo figlio il posto c’era.
A raccontare la storia - che ha suscitato sospetti di discriminazione nella coppia omosessuale, smentiti dalla scuola - sono Marco e Icilio i quali tornati in Italia - nell’esplorare le varie opzioni offerte dalle scuole grossetane - si sono rivolti anche al Sant’Anna, scuola paritaria con sede in piazza Brennero, di cui avevano sentito parlar bene. I coniugi sono andati all’istituto i primi di gennaio (le iscrizioni scadevano il 15 febbraio) ma la direttrice, Alessandra Citter, ha risposto che doveva verificare. Dopo vari solleciti in attesa che «si liberasse un posto», sempre la direttrice ha scritto loro una mail: «Al momento hanno confermato tutti». Stessa risposta non è stata data, però, a una signora di Grosseto che i giorni successivi ha chiamato il Sant’Anna per iscrivere il proprio figlio in prima. «Ho parlato con la direttrice - racconta - E ho chiesto se ci fosse ancora disponibilità visto che eravamo avanti con le iscrizioni. Mi è stato risposto sì sì».
Convertiti e Mann hanno appreso il tutto con amarezza. Cosa sia successo non si sa. Certo è che «non avevamo scelto il Sant’Anna a caso - commentano - ma perché sapevamo che era una buona scuola, improntata ai principi cristiani di amore, accoglienza e fraternità con cui vorremmo educare i nostri figli. Ci siamo sentiti discriminati, in un luogo dove ci aspetteremmo accoglienza». La coppia è comunque convinta che Grosseto sia una città aperta. «Quando siamo tornati dall’estero e abbiamo iscritto un figlio a un asilo nido ci è stato detto: “siamo felici che possiate entrare a far parte della nostra famiglia”. Idem quando siamo andati a una scuola dell’infanzia comunale dove ci hanno detto “è l’amore che crea una famiglia»; e così alla Elementare dove poi abbiamo segnato il bambino, convinti che fosse un ottimo posto come in effetti è».
Come si trovano i piccoli a scuola? Benissimo. «Gli insegnanti ci dicono che sono sereni: ci sentiamo integrati e riconosciuti come genitori dagli insegnanti e dalle altre famiglie. Complessivamente la società è molto più avanti del nostro Parlamento dove ci si rifiuta di vedere la realtà in nome di non sappiamo cosa..».
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.13070676:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2016/03/05/news/due-padri-e-3-figli-storia-di-una-famiglia-possibile-1.13070676]]
Tornando alla scuola. Il Sant’Anna è una scuola paritaria che svolge un servizio pubblico, segue una didattica ministeriale e percepisce finanziamenti statali; gli insegnanti sono laici. Per l’anno scolastico 2015-2016 la scuola ha ottenuto un acconto ministeriale di 70.407 euro; fondi transitati dal Ministero all’Ufficio scolastico regionale e da qui all’istituto. «Nessuna discrezionalità è prevista negli accessi alle scuole paritarie», ci spiegano da Firenze, anzi. Secondo la legge 62/2000 (norme per la parità scolastica del ministro Berlinguer) questi istituti, «svolgendo un servizio pubblico, accolgono chiunque accettandone il progetto educativo richieda di iscriversi, compresi gli alunni e studenti con handicap, pena la perdita della parità ottenuta». Ma come risponde il Sant’Anna su questo? La direttrice, nega ogni discriminazione, conferma quanto detto alla famiglia («posti occupati») e parla semmai di un eventuale disguido. «Quando i coniugi arrivarono da noi - spiega - avevamo già preso i contatti con altre famiglie a novembre nel corso di due open day in cui presentavamo i programmi. Altre persone erano già in lista e hanno confermato: stop. Mi disturba che il fatto possa esser letto diversamente». Ma perché allora alla signora che chiamò dopo di loro la scuola rispose subito di sì? «Non mi risulta, mi informerò. Forse non ero io, forse ha risposto qualcun altro». Chissà.
Certo è che quella madre dice di aver parlato proprio con lei. Comunque «posto in quel momento non c’era: se si libera ben venga, per loro come per altri». (el. gi.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
