La manifestazione
Riforma costituzionale «Anpi non ci metta bocca»
Nedo Bianchi, storico iscritto, bacchetta i vertici nazionali: «Non si arroghino il potere di parlare a nome nostro». Oggi il congresso ad Arcidosso
ARCIDOSSO. Voci di dissenso rispetto alla linea nazionale dell’Anpi che nel documento congressuale chiede ai soci di schierarsi contro la legge di riforma costituzionale. Dalla base si contestano metodi e meriti.
Oggi alle 17 nella sala del consiglio di Arcidosso si tiene il congresso della zona Amiata con un nutrito ordine del giorno: il coordinatore Emilio Landi presenterà il documento nazionale che verrà discusso e sottoposto ad approvazione. Le conclusioni saranno di Lio Scheggi. Alla fine saranno eletti i delegati al congresso provinciale. Il congresso è aperto a tutti, ma voteranno solo i soci Anpi.
Ed è proprio sul documento proposto alla votazione che si concentrano le voci di dissenso. Se ne fa portavoce Nedo Bianchi, di Murci, professore di storia dell’arte a Castel del Piano, adesso residente a Follonica, autore di alcuni libri che trattano di Resistenza, come la storia del tenente Gino e del soldato Giovanni che tanto successo e riconoscimenti ha avuto in provincia.
Spiegando che molti iscritti non condividono soprattutto il metodo usato dai vertici Anpi in questa tornata congressuale, Bianchi scrive una lettera aperta. «Ho ricevuto la vostra lettera di invito al congresso e sono rimasto trasecolato. La lettera è una vera e propria chiamata alle armi per una mobilitazione generale. C’è una guerra da combattere? E contro chi? Contro un pericoloso nemico della democrazia che porta il nome di riforma Costituzionale. La strada è segnata, dallo stato maggiore acquartierato in un maniero impenetrabile da basso Medioevo. Amici, siete impazziti? Mi rileggo lo statuto della nostra associazione e non trovo dove l’Anpi debba e possa scendere nell’agone militante della politica, come invece, ogni altro variegato partito politico ha diritto e dovere di fare. Ho sempre creduto e saputo che il compito dell’associazione fosse quello di tenere alta e viva la memoria storica della Resistenza. Chi sarebbero i redivivi fascisti che si preparano a restaurare la dittatura?».
Bianchi prosegue ricordando che «la riforma costituzionale è frutto maturo di un parlamento sovrano. Di questa legge si deve parlare, e non di astrusità e fantasmi. Una legge che diventerà operativa dopo la conferma di un referendum popolare con il quale ogni cittadino potrà esprimere il proprio convincimento e naturalmente ogni partito potrà e dovrà confrontarsi».
Bianchi bacchetta l’Anpi perché usa «indebitamente una sigla che si arroga il potere di parlare a nome degli iscritti e che, in modo disinvolto, decide di pretendere, in stile sovietico, la disciplina e l’osservanza delle decisioni», quelle che «l’onorevole Carlo Smuraglia, dal sito Anpi, da troppo tempo ripete – scrive Bianchi – attendendo la ratifica dei congressi di sezione».
E con tono appassionato ricorda che il movimento partigiano seppe combattere il fascismo riconoscendo e dando cittadinanza a varie identità politiche, di diversa provenienza ideale e culturale. Insomma, «in base a quale prerogativa l’Anpi accampa il diritto di autoproclamarsi la vera sentinella della intangibilità della Costituzione?».
Bianchi ha inviato a molte sezioni Anpi della provincia la sua presa di posizione. «Speriamo che qualcuno apra gli occhi», chiude.
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