Attenzione
Lotte di potere e appoggi Qualche stoccata arriva
Mascagni si smarca da battaglie di correnti, Borghi invita la nomenclatura a fare un passo indietro. Ma entrambi promettono: «Chi perde sosterrà l’altro»
GROSSETO. Si stimano, ma alla fine un po’ di veleno sono riusciti a tirarlo fuori e senza troppe difficoltà, i due candidati alle primarie del centrosinistra che domenica si giocano la candidatura a sindaco di Grosseto.
«Non ho mai partecipato a lotte di potere» ha detto Lorenzo Mascagni rimarcando così la sua differenza dall’avversario, sempre protagonista di confronti e battaglie tra correnti interne al Pd. «A cosa serve avere le mani pulite se le tieni sempre in tasca» ha replicato subito Borghi, citando un prete, don Primo Mazzolari.
Superato il primo momento di imbarazzo, quando è stato chiesto loro di dire cosa piacesse e cosa no all’uno dell’altro, Borghi e Mascagni non si sono risparmiati punzecchiature, sempre nei limiti del fair play imposto dal partito, che per queste primarie aveva chiesto esplicitamente di evitare una guerra fratricida.
Quando il moderatore ha chiesto perché avessero scelto di candidarsi sapendo che era candidato anche l’altro, e dunque che cosa non gli piacesse dell’altro al punto da candidarsi come alternativa, Mascagni ha premesso di non voler esprimere un giudizio sulla persona, ma ha comunque sottolineato che a Borghi «è mancata la capacità di unire e secondo me – ha detto – chi si candida a sindaco deve avere una più forte capacità di unire», un concetto che Mascagni aveva espresso già in occasione della propria candidatura alle primarie.
Ma se l’avvocato ha usato la diplomazia, il vicesindaco ha invece tirato una stoccata. «Credo – ha detto Borghi – che forse in questi anni avrebbe potuto essere più incisivo su tanti temi e tante questioni». Insomma, in dieci anni da consigliere comunale avrebbe potuto fare di più.
Poi un breve passaggio buonista, quando i due sono stati chiamati a esprimersi su cosa apprezzassero l’uno dell’altro. «Apprezzo di lui la modestia – ha detto Borghi – con lui si ragiona tranquillamente», mentre Mascagni ha sottolineato «la familiarità con cui si approccia alle persone e la capacità di attrarre voti, che in politica conta, e poi il fatto che ha avuto un ruolo importante nell'amministrazione e lo ha gestito in modo forte».
Ma è bastato introdurre il tema del cambiamento, della discontinuità, che caratterizzano ambedue le candidature, per riaccendere il confronto. Borghi amministratore per dieci anni, perché e come dovrebbe cambiare una volta eletto sindaco? E Mascagni è sostenuto da tutte le persone, a cominciare dal sindaco e gran parte della giunta uscenti, che hanno governato negli ultimi anni, perché e come dovrebbe dare discontinuità?
Mascagni ha subito esordito sottolineando che «le primarie hanno il pregio che il candidato che sarà scelto non sarà il candidato della nomenclatura, ma dei cittadini, sarà il candidato del popolo del centrosinistra». E poi «la vera rivoluzione – ha detto – partirà da noi amministratori e avremmo poca capacità innovativa senza una discontinuità: io la rivendico perché in questi dieci anni sarò anche stato poco incisivo, ma soprattutto sono stato lontano dalle lotte di potere e, quando mi sono candidato, mi sono detto che rimarrò lontano da battaglie di correnti e lotte di potere».
Borghi non ha perso l’occasione e, citando don Primo Mazzolari, «a che serve – ha detto – avere le mani pulite se poi le tieni sempre in tasca?». Poi, tanto per non lasciare dubbi e cavalcare l’accusa di una candidatura sostenuta dalla nomenclatura, ha rimarcato che «persone che per tanti anni hanno condotto la vita politica della città, non dietro le quinte, farebbero bene a fare un passo indietro. Perché sennò ha ragione la gente quando ci dice che cambiano le persone, ma le facce che girano attorno sono sempre le stesse».
Insomma la competizione si sente, e dal 7 marzo che succederà? Sono in grado di garantire che lo sconfitto si metterà al servizio del vincitore per far vincere il centrosinistra a Grosseto? Oppure, come vogliono certe leggende metropolitane, Borghi, se sconfitto, guiderà una qualche lista civica, o Mascagni, se sconfitto, migrerà verso il centrodestra?
Per Borghi «dal giorno dopo ci sarà la necessità di compattarci, di trovare le ragioni di andare avanti insieme. Con Lorenzo – ha detto – ci stimiamo, anche se in momenti di competizione è normale che partano certe leggende. No, la nostra è una competizione sana e poi, dal 7 marzo, tutti insieme per confermare la città al centrosinistra». «Se crediamo a queste leggende – ha detto Mascagni – allora vuol dire che non abbiamo capito niente di cosa è la politica. Immaginare che se uno perde la competizione va da un’altra parte vuol dire immaginare la politica non come servizio, ma come un terno su cui si sale e si scende quando fa comodo. Dal 7 marzo ciascuno di noi si metterà al servizio di chiunque i cittadini sceglieranno».
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