Il Tirreno

Grosseto

Il duello finisce in parità

di Gabriele Baldanzi
Il duello finisce in parità

Faccia a faccia al Sole: Borghi concreto, Mascagni chiaro e rassicurante

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GROSSETO. A due giorni dall’appuntamento con le primarie del centrosinistra, che si terranno domenica 6 marzo, Il Tirreno ieri sera ha messo, uno di fronte all’altro, i protagonisti della sfida.

L’obiettivo, domenica notte, è quello di diventare il candidato sindaco della coalizione “Noi per Grosseto” e poi convincere gli elettori a confermare il governo di centrosinistra, dopo dieci anni targati Bonifazi.

Paolo Borghi, vicesindaco con deleghe a bilancio, patrimonio e sport, è iscritto al Pd, ma al suo fianco non ci sono i segretari e i dirigenti del partito. Lorenzo Mascagni, avvocato rotale, è consigliere comunale uscente, anch’egli iscritto al Pd. Lo appoggiano tutti i big.

Davanti a una platea composta da oltre duecento persone, con Emilio Guariglia (caposervizio della redazione grossetana) nelle vesti di moderatore e intervistatore, Borghi e Mascagni hanno parlato di lavoro, turismo, centro storico, mura, sicurezza, rifiuti, terme, sanità frazioni, cultura, facendo emergere differenze e punti di contatto.

Il risultato è di parità. Borghi è apparso a suo agio nel corpo a corpo finale, quando sono emerse le differenze vere tra i candidati e il confronto ha assunto toni all’americana. Mascagni è stato più chiaro e rassicurante in alcune risposte. Borghi molto concreto nei settori che conosce bene.

In molti casi le risposte sono risultate sovrapponibili, come per il riuso delle Terme di Roselle. Entrambi i candidati, per esempio, escludono la soluzione esercito per riportare sicurezza in città. Entrambi considerano le Mura luogo da vivere e non da chiudere la sera. Ma andiamo per ordine.

Lavoro e futuro. Le grandi aziende pubbliche a Grosseto sono in contrazione. L’esercito va riducendo la sua presenza (meno affitti, meno Pil). La disoccupazione per gli stagionali (Naspi) potrebbe essere cancellata. Le fabbriche (Mabro, Eurovinil, Vemar…) chiudono o soffrono. Le ricette dei due candidati sono diverse. Per Mascagni la ripartenza economica passa da tre punti: infrastrutture viarie, maggiore competitività delle aziende sui mercati internazionali e riuso degli spazi urbani esistenti. Per il vicesindaco le direttrici attraverso le quali recuperare terreno sono prima di tutto agricoltura e destagionalizzazione del turismo. Per quanto concerne l’urbanistica l’input è Grosseto – Città di mare, con uno sviluppo da pianificare sull’asse costiero.

Centro storico e Mura. Mascagni è cauto sulla pedonalizzazione totale del centro: «Prima va ravvivato, occupato, usato, poi possiamo ragionare di tutto il resto, altrimenti il rischio è di indispettire residenti e commercianti, senza alcun ritorno». Borghi dice sì alla pedonalizzazione da subito «con eccezioni per alcune categorie e rispetto per tutti».

Entrambi i candidati condannano la movida «troppo spesso prologo ai danni notturni». Sì, invece, al sano divertimento e, perché no, ai locali che rispettano le regole. Per le mura Borghi prevede un budget quinquennale e una presenza forte di persone e attività. Mascagni propone di “regalare” per qualche anno le dieci troniere a enti culturali e operatori economici, più telecamere e illuminazione.

Sicurezza. Per Mascagni lotta al degrado, tecnologia avanzata e coesione sociale sono i tre cardini per riportare sicurezza in città. «Dobbiamo agire su più livelli e avere maggiore presenza di forze dell’ordine. Essenziale anche il recupero di zone della città effettivamente brutte e degradate». Borghi ha inserito nel suo programma l’incremento del numero degli agenti di polizia municipale: «Dieci vigili in più che saranno liberati grazie a una diversa organizzazione del personale. A questo si aggiungerà l’istituzione del vigile di quartiere, una figura che diventerà di riferimento nelle varie zone della città e nelle frazioni. Sempre nella lotta al degrado saranno usate telecamere intelligenti».

Rifiuti e sanità. Grosseto è una delle città dove si paga una tariffa da capogiro per i rifiuti e dove la raccolta differenziata si trova ai livelli più bassi. Ai due candidati è stato chiesto come interverranno in questa materia. Borghi ha snocciolato le cifre in campo (23 milioni di spesa per il Comune), dicendosi pronto anche a rivedere scelte strategiche (e contratti) del passato. Mascagni si è impegnato a far spazzare meglio le frazioni, a far crescere la differenziata e a ricalibrare il gettito tra aziende e famiglie, all’oggi sbilanciato sulle seconde. Sulla sanità Borghi più incisivo: «Per quanto riguarda le battaglie sul diritto alla salute, sulla difesa dei presidi e delle prestazioni assistenziali – ha detto il vicesindaco – uscirò, se ci sarà bisogno, dal ruolo istituzionale. Vedo scelte che proprio non condivido. Sono preoccupato e arrabbiato. Ragiono da cittadino, non da politico». Poi l’esempio della robotica, che gli vale l’applauso. Mascagni si impegnerà per difendere i livelli assistenziali, ma non affonda sulle scelte compiute a Firenze.

Cultura. Per Mascagni «non bisogna risparmiare sulla cultura in tempo di crisi, perché è proprio questo l’anticorpo rispetto alle tossine in circolo nella società». Più articolata la risposta di Borghi, in particolare col riferimento alla volontà di riaprire la partita per la collezione Luzzetti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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