Il Tirreno

Grosseto

Strangolata e gettata in un dirupo Il compagno sconterà 19 anni

di Francesca Gori

Pena ridotta in Appello per Sergio Bertini, il tecnico informatico che uccise Irina Meyntser L’avvocato Galletti soddisfatto: «Hanno considerato sia la confessione che il risarcimento danni»

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GROSSETO. È rimasto impassibile quando ha sentito leggere la decisione della corte d’Appello di Firenze: in carcere dovrà restarci, a meno di un eventuale ricorso in Cassazione, per 19 anni, undici in meno di quelli che erano stati stabiliti dal giudice per l’udienza preliminare Valeria Montesarchio.

Sergio Bertini, 50 anni, ha ottenuto la riforma della sentenza di primo grado sulla base delle attenuanti generiche che durante l’udienza preliminare (era stato giudicato con il rito abbreviato) erano state equiparate alle aggravanti.

L’uomo, nell’ottobre 2013 uccise la compagna Irina Meyntser e cercò di disfarsi del cadavere, gettandolo lungo una scarpata a Punta Ciana, un dirupo scosceso che porta a Cala Purgatorio, all’Argentario. Era stato condannato per omicidio premeditato a 30 anni di carcere.

L’appello che era stato presentato dall’avvocato di Bertini, Tommaso Galletti, ruotava intorno a tre punti: la confessione che l’uomo aveva reso ai , che era già stata presa in considerazione anche durante la prima udienza, la perizia psichiatrica e il piccolo risarcimento danni già versato alla famiglia della donna. «Siamo soddisfatti della decisione dei giudici - dice l’avvocato Tommaso Galletti - perché Bertini non meritava i trent’anni ai quali era stato condannato». La corte d’Appello non avrebbe preso in considerazione la perizia psichiatrica depositata dall’avvocato Galletti, con la quale era stata prospettata la semi infermità mentale per Bertini. Bisognerà aspettare la pubblicazione delle motivazioni della sentenza per capire quali attenuanti sono state questa volta prese in considerazione dalla Corte d’Appello. «Certo è - dice ancora l’avvocato Galletti - che anche se non è stato dichiarato semi infermo mentale, la condizione psicologica di Bertini in qualche modo è stata presa in considerazione. Come il fatto che, nonostante non abbia beni a disposizione, ha comunque versato un piccolo risarcimento danni alla famiglia della vittima».

Irina Meyntser era stata uccisa da Bertini nell’appartamento che i due dividevano in via Ansedonia. Il suo corpo poi era stato portato a Punta Ciana, all’Argentario, e gettata in un dirupo in modo tale che la mangiassero i cinghiali. Di quella donna, nell’idea di Bertini, non sarebbe dovuto restare nulla. Poi si era pentito di quello che aveva fatto e una volta messo di fronte al cadavere della donna, all’obitorio del Misericordia, il tecnico informatico con la passione del ballo latinoamericano, era crollato.

Bertini, una volta uscito dal palazzo di giustizia di Firenze è stato riportato al carcere di Massa, dove sta scontando la pena.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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