Sicurezza
Santoro e l’accordo con la Bls di Salvadori
Amministratore per 6 mesi e accusato di aver prodotto lettere false. L’avvocato: «C’è l’asseverazione»
GROSSETO. «Quando abbiamo viste le lettere delle banche inglesi e ci sono sembrate subito false, abbiamo capito che era finita». Sono parole di Fabio della Spora, segretario dei tessili e dei chimici della Cisl. Le lettere della HSBC sono quelle per le quali è finito nei guai Maurizio Santoro, che è arrivato a Grosseto come advisor del gruppo Crossboard chiamato dall’imprenditore pratese Andrea Barontini. Era giugno del 2013 quando l’amministratore genovese è arrivato in Maremma trovandosi fra le mani una società, Abbigliamento Grosseto, per la quale Barontini ad aprile aveva depositato una richiesta di concordato in bianco. Santoro preferisce far parlare il suo avvocato, Paolo Valiani, che ha seguito tutta la vicenda dall’inizio. Da quando cioè il suo ex socio, Antongiulio Pacenti, ha presentato un esposto in Procura raccontando proprio di quelle lettere e spiegando che tutti gli interessamenti da parte di imprenditori seri, erano stati boicottati dall’amministratore e da Andrea Barontini. Anche a Sntoro viene contestato il reato di bancarotta fraudolenta.
«Il problema - dice l’avvocato Paolo Valiani - è che Santoro è stato messo alla pari di tutti gli altri amministratori che si sono succeduti negli anni, quando lui in azienda c’è stato sei mesi». È stato un periodo turbolento quello trascorso dall’amministratore genovese in Maremma, iniziato con l’occupazione della fabbrica da parte delle vestaglie azzurre. Eppure, nonostante tutto, parte della produzione era ripartita e con la Linea 82 era entrato nelle casse della società poco più di un milione di euro.
«Andrea Barontini aveva già presentato la richiesta di concordato in bianco due mesi prima - dice Valiani - e Santoro ha lavorato per portare avanti questo tipo di procedimento». Serviva qualcuno che investisse in quell’azienda e tra tutti gli imprenditori, quello che aveva portato qualcosa era Salvadori». Imprenditore collegato con la Cn Management, la società thailandese per la quale erano state prodotte quelle lettere. «Santoro non poteva sapere che quelle lettere fossero false - aggiunge l’avvocato - anche perché erano state asseverate da un commercialista iscritto all’albo dei revisori contabili, Oscar Schilirò e anche il piano industriale presentato era garantito. Chiaro che un imprenditore dia per scontato che quei documenti fossero veri». Salvadori, con la sua Bls, non è rimasto a guardare e ha deciso di farsi avanti di nuovo per rilevare la Mabro. (f.g.)
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