Il Tirreno

Grosseto

Pensioni e rimborsi-beffa Come avere gli arretrati

di Giovanna Mezzana

Fa tappa in città un team di esperti di ricorsi contro gli effetti del blocco Fornero Ad un incontro all’Hotel Granduca spiegheranno come ottenere le rivalutazioni

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GROSSETO. Sei un pensionato? Segnati questa data: 4 marzo. Domani mattina dalle 11 all’Hotel Granduca di via Senese 170 si parla di pensioni con un team di esperti fiorentini: sono i professionisti di Gpc-Gestione Crediti Pubblici, società che si occupa del recupero dei crediti che il cittadino vanta nei confronti della Pubblica Amministrazione, e dello Studio legale Frisani. Sull’universo pensioni è scesa una fitta nebbia dopo la grancassa della primavera-estate 2015. Il 30 aprile una sentenza della Consulta bollò come incostituzionale la cosiddetta “norma Fornero” che aveva ibernato per due anni consecutivi – 2012 e 2013 – l’adeguamento delle pensioni oltre 1.450 euro lordi. A maggio con un decreto-legge (n.65/2015) il Governo escogitò in tutta fretta un meccanismo a scaglioni di reddito in base al quale sarebbero state restituite le somme perse mensilmente per effetto del blocco Fornero. A luglio il Decreto 65 diventò legge (109/2015): e fu così messo nero su bianco che non sarebbe stato restituito tutto a tutti. Piuttosto, si prospettavano «rimborsi parziali e a scalare per le pensioni da 1.088 euro nette fino a 2.100 euro nette» ricorda il sito rimborsopensioni.it , che firma il convegno di domani e nel quale sono confluiti Gpc e lo Studio Frisani. A bocca completamente asciutta sono rimasti i pensionati che ricevono un assegno mensile «oltre 2.150 euro nette» rammenta rimborsopensioni.it . Poi è arrivato il bonus a chi spettavano da norma: «mancette» li ha definiti qualcuno. E adesso?

Stand by. Si dovrà attendere ancora qualche mese – due-tre, stimano i patronati toscani – per sapere cosa pensa la Corte Costituzionale del Decreto 65/ 2015. Il Tribunale di Brescia e il Tribunale di Palermo hanno sollevato la questione di costituzionalità di tale decreto dinnanzi alla Consulta: alla corte si chiede se il meccanismo di restituzione tirato fuori come un coniglio dal cappello sia “giusto”. Bisogna attendere per sapere se c’è margine perché i cordoni della borsa si riaprano.

Chi può fare cosa. C’è la strada del ricorso e gli esperti fiorentini domani spiegheranno come eventualmente si può batterla. In teoria «sono interessati a ciò che verrà detto durante il convegno – spiega Silvia Malandrin di Gcp – tutti i pensionati che ricevono un assegno mensile sopra 1.450 euro lordi», cioé sopra 1.088 euro netti, perché al di sotto di questa soglia il blocco Fornero non ha operato e i pensionati non hanno subito decurtazioni.

I ricorsi. Intanto ci sono pensionati che già si sono attrezzati a fare ricorso. Inca Cgil Toscana, il patronato della Camera del Lavoro, ha già presentato ricorsi giudiziari - che fungono un po’ da casi-pilota – per interrompere i termini della prescrizione (entro il 2016). «In alcuni tribunali della Toscana – spiega Sandro Renzoni, coordinatore di Inca Cgil Toscana, ci sono cause pilota su casi che abbiamo ritenuto meritevoli di attenzione, e cioè dove era evidente la stortura della norma», ad esempio, dove non c’è stato alcun aumento o addirittura il pensionato ha subito una decurtazione dell’assegno pensionistico 2014 rispetto al 2013.

Doppio effetto. Vale la pena informarsi. Non solo perché il rimborso di quanto perso nel 2012/2013 è stato parziale (per qualcuno nullo), ma anche «per ottenere la giusta rivalutazione sulla pensione futura sulla quale incide – spiega Malandrin – l’effetto trascinamento del blocco della mancata rivalutazione».

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