Il Tirreno

Grosseto

Distrazione di beni, esercente assolta

Distrazione di beni, esercente assolta

Imprenditrice nei guai per un passivo da 103.000 euro: la Procura aveva chiesto la condanna

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GROSSETO. Assolta Lelia Allegri, 70 anni di Follonica, accusata di distrazione di beni per la società dichiarata fallita. La donna era imputata in qualità di socia accomandataria della "Allegri L. & c." sas, dichiarata fallita dal Tribunale nel 2008: in questa qualità avrebbe distratto beni per 103 mila euro, creando pregiudizio ai creditori. L'attività al centro del processo era un esercizio pubblico.

Al termine del dibattimento, il sostituto procuratore Marco Nassi aveva chiesto 2 anni e 2 mesi, con la concessione delle attenuanti prevalenti sulla recidiva. L'accusa si era detta convinta dell'avvenuta distrazione dei beni anche sulla base delle dichiarazioni del curatore fallimentare, il quale aveva detto ai giudici di «non aver trovato nemmeno un pacchetto di sigarette», come ricordato dallo stesso magistrato; non vi era alcun dubbio, secondo il sostituto procuratore, che la merce era stata comprata e che era stata comprata da lei. Valutato comunque positivamente il comportamento processuale, già dall’udienza preliminare.

Prima della discussione, l'imputata ha voluto parlare brevemente ai giudici (Puliatti presidente, Muscogiuri e Stramenga) sottolineando tra l'altro che vi erano due attività separate - tabaccheria e bar - e di aver gestito lei in prima persona la prima. Il suo difensore, Chiara Priami, ha ricostruito la storia di quei 103mila euro, individuandoli come somma relativa a un decreto ingiuntivo non opposto «per svista di chi aveva seguito la signora. Da lì la valanga», culminata con l'istanza di fallimento «anch'essa non seguita». Nel merito, il difensore ha parlato anche di «un grande equivoco» e cioè della confusione fatta tra la società e la persona. Quando il Monopolio di stato aveva revocato la licenza per la vendita dei tabacchi, perché l'attività era in difficoltà, Allegri aveva preso le sigarette da un'altra tabaccheria, privata, in quantitativi limitati (1.500-2.000 euro alla volta), rivendute allo stesso prezzo, senza ricarico: «acquisti spesso a debito, perché quelle somme servivano a sanare altri debiti. L'ammanco, se mai è esistito, non è della società ma della signora Lelia. Non è mai stato creato un magazzino. E gli acquisti venivano effettuati dal marito in piccole quantità».

Pierluigi Sposato

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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