La protesta
Il poliziotto che aiuta i disabili a sciare
All’Abetone e in Val di Luce il grossetano Ruggero Pierconti accompagna i paraplegici sulle piste: «Un’emozione speciale»
GROSSETO. Si accucciano su un seggiolino attrezzato e munito di attacchi speciali, prendono il volo e scivolano lungo piste innevate come se gli arti funzionassero ancora e le barriere fossero un’opinione. C’è chi è caduto dagli scogli o chi ha avuto un incidente stradale. Da allora vive in carrozzina, - in un corpo ingabbiato - ma la sua mente è libera, non si è mai arresa e non ha perso la voglia di riprovarci, tutt’altro. Ecco giovani o anziani, uomini e donne disabili sciare all’Abetone con la leggerezza di una piuma. Una magia che si è avverata ad alta quota in questi giorni e che non hanno provato solo loro ma anche l’istruttore che li ha accompagnati.
«È stata per me un’emozione straordinaria» dice Ruggero Pierconti, grossetano, poliziotto sciatore in forza nella Questura del capoluogo maremmano e da 18 anni operativo nei soccorsi di montagna. Ispettore capo in trasferta invernale (come ogni anno) in Abetone e Val di Luce, oltre ai servizio di controllo sulle piste ha fatto sì che decine di persone imparassero a sciare, o ricominciassero se sapevano già farlo in passato. Ad animarli è stata l’irrefrenabile voglia di ritentare a ogni costo: quel bisogno di respirare “la vita” che solo un mix tra lo sport e la purezza della montagna può infondere.
Nato a Caldana nel ’64, Pierconti va in missione all’Abetone e dintorni ormai da anni. Sorveglia le piste, si annota le irregolarità e i furbetti della neve che si mettono nei guai o provocano pericolo ad altri («dal 12 dicembre gli interventi sono stati più di 110»). Giorni fa, insieme ai colleghi, ha salvato uno sciatore fiorentino che si era tolto gli sci in cima a una pista ghiacciata precipitando per 400 metri e finendo in uno strapiombo. Non solo. Un’altra fetta di missione appenninica è andata al progetto Freerider organizzato dalla Freerider Sport Events, associazione sportiva di Varese e che punta «a unire disabilità fisica e sport invernali».
Il progetto, che anima alcune delle più importanti stazioni sciistiche italiane, ha visto collaborare la polizia di Stato con il personale del Centro addestramento alpino della polizia di Stato di Moena, provincia di Trento. Un concorso di forze che, oltre a formare il personale impegnato nei servizi di sicurezza, ha mostrato i suoi più intensi riverberi sul piano umano. Sono scesi in pista 5 poliziotti dell’Abetone, 2 di Moena, 2 agenti della Forestale, 3 maestri di sci dell’Abetone e loro accompagnatori; da Firenze l’unità spinale. E da Grosseto ecco lui, Pierconti, che ha seguito il tutto: al campo scuola Sprella in Val di Luce una ventina di disabili ha partecipato al corso e preso con lui gli impianti in sicurezza usando attrezzature fornite dall’organizzazione. «Un monosci dotato di attacchi, tiranti e braccetti di alluminio che si fissano su una seduta in carbonio regolabile in più direzioni. Il disabile si siede e stabilizza con le cinghie che lui stesso può aprire e chiudere» facendo manovre. L’ispettore ha aiutato a sciare molte persone. «Tra gli altri un viterbese di 32 anni vittima di un incidente stradale con lezione dorsale. Era principiante - racconta - spesso cadeva. Mi ha colpito la sua sensibilità particolare nel percepire ogni sensazione, ogni microvibrazione e variazione millimetrica dei pendii. A fine corso riusciva anche a fare piccole curve: voleva andare da solo, era caparbio. Tienimi il minimo indispensabile, mi diceva, e io eseguivo». Una lezione di vita anche per lui, che con umiltà ha tratto emozioni dai suoi stessi allievi: «Riuscire ad aiutare le persone e restituire gioia infonde sensazioni straordinarie».
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