Il Tirreno

Grosseto

Bagno di folla per Borghi alla Sala Eden

di Emilio Guariglia
Bagno di folla per Borghi alla Sala Eden

Sassoli “benedice” la corsa per le primarie Quasi 600 persone, pochissimi big di partito

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GROSSETO. L’emozione è sincera. Terminati i discorsi ufficiali Paolo Borghi osserva la pista da ballo della Sala Eden che si riempie per la cena buffet e sembra quasi non crederci. C’è davvero un sacco di gente e lo stesso aspirante candidato sindaco di Grosseto – pur notoriamente da sempre tra i politici più esperti a mietere consensi personali – appare sorpreso da tanta partecipazione.

«578 paganti», recita l’sms di bilancio che Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio e membro dell’esecutivo provinciale del Pd sceso in campo a fianco di Borghi, invia agli amici poco dopo le 23.

Dieci più, dieci meno, il conto torna con il colpo d’occhio dell’ospite neutrale. Non è un numero poi troppo distante da quello (400) messo a segno dal competitor Lorenzo Mascagni – suo sfidante nelle primarie del centrosinistra – giusto una settimana prima all’Hotel Granduca. E se il “duello delle cene” fosse paragonato a un match di pugilato il verdetto non potrebbe essere che di sostanziale parità, con vittoria da assegnare al responso delle urne. Ma per il vicesindaco uscente quella di venerdì sera alla Sala Eden è una legittimazione comunque decisiva, che cancella definitivamente l’immagine dell’uomo solo contro tutti, del “pierino capriccioso” che tenta la sua corsa a dispetto di tutto e di tutti e soprattutto del Pd. Anche Borghi rappresenta una fetta consistente del potenziale elettorato democratico in città e anche Borghi ha il sostegno di pezzi pesanti del partito, seppure non di quello grossetano. La partita tra lui e Mascagni non è una partita tra un alieno e il Pd, dunque, ma tra due visioni differenti di Pd e di futuro per la città. E che vinca il migliore.

Questo voleva dimostrare la “festa” di venerdì sera all’Eden e questo sembra aver dimostrato. Da una parte, sul palco a fargli da padrino, non uno qualunque ma il vicepresidente del Parlamento europeo, David Sassoli. Sassoli ha il compito di spiegare che Borghi, appunto, nel partito non è solo, neppure ai piani alti. E lo fa con parole non di circostanza. «È un grande amico a disposizione del territorio», dice il vicesindaco presentandolo alla platea, e Sassoli rilancia: «Le primarie servono a scegliere il candidato di tutti – spiega – e noi sappiamo che l’esperienza di Paolo è il presupposto perché il Pd vinca. Lui può dare alla città la speranza di un grande futuro. Occorre dire stop alla politica dei contro e fare strada alla politica dei per». E infine, scomodando Aristotele, rivendica il valore dell’amicizia tra le persone in politica: «Senza amicizia la politica vale poco: e in questo Paolo Borghi è bravissimo».

E dall’altra parte, in sala, “il partito di Borghi”: persone comuni, professionisti, imprenditori, pochissimi volti noti della politica locale. Li conti sulle dita di due mani, quelli “famosi”: c’è Bellumori, c’è Barbara Pinzuti (presidente dell’assemblea provinciale), c’è Marco Donati (presidente della direzione provinciale), c’è Valentina Culicchi (segreteria regionale) ci sono i fedelissimi Luca Ceccarelli (assessore comunale), Stefano Rosini e Stefania Laurenti (consiglieri), e ancora Patrizia Siveri, Daniele Capperucci e poco più.

Il resto è «gente comune», come sottolinea con orgoglio lo stesso Borghi. «Persone che mi hanno commosso, persone per le quali spendere venti euro per essere qui magari è stato un sacrificio. Di là c’è la nomenklatura del solito centrodestra, di qua i notabili del centrosinistra. Io di notabili con me non ne ho mai avuti. E vado avanti per la mia strada».

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