Sicurezza
Truffa per i corsi del Corbia I primi testimoni a luglio 2017
GROSSETO. «Venti luglio 2017». I ragazzi in aula si sono guardati in viso come per essere sicuri di aver capito bene. È così: saranno chiamati in quella data a testimoniare al processo nei confronti...
GROSSETO. «Venti luglio 2017». I ragazzi in aula si sono guardati in viso come per essere sicuri di aver capito bene. È così: saranno chiamati in quella data a testimoniare al processo nei confronti di Simone Badalamenti, 43 anni, di Campiglia Marittima ma residente a Massa, imputato di truffa in qualità di presidente dell'associazione Corbia, ai danni di 31 persone: avrebbe promesso loro il conseguimento della qualifica di guardia particolare giurata al termine del corso di qualificazione, previa iscrizione all'associazione pari a 50 euro, e quindi anche l'assunzione.
Cinque quelli che dovranno presentarsi in quella data davanti al giudice: due testimoni che si sono costituiti parte civile con l'avvocato Emiliano Goracci, tre che sono nel processo in qualità di semplice parte offesa. Probabilmente non sarà necessario sentire tutti e 31, mentre sarà indispensabile sentire l'ispettore del corpo forestale che aveva condotto le indagini.
Il procedimento era partito nel settembre 2014 quando Monica Gianfaldoni, nominata da Badalamenti come coordinatrice provinciale del Corbia, si era presentata alla guardia di finanza lamentando di non essere stata pagata pur avendo firmato quello che sembrava un contratto di assunzione a tempo indeterminato, regolare a tutti gli effetti. Tra il marzo e il giugno 2014 Badalamenti era venuto a Grosseto per tenere le lezioni a un'ottantina di persone. Gli investigatori si erano messi in movimento e ne avevano individuate una trentina, che sono poi quelle indicate nel capo di imputazione. Ciascuno aveva spiegato di aver ricevuto assicurazione di un'assunzione al termine del corso e dell'esame.
L'associazione, sempre secondo gli accertamenti della polizia giudiziaria, non sarebbe ricompresa nell'elenco delle associazioni ambientaliste, anche se vi erano stati contatti con gli enti pubblici. La stessa Prefettura, una volta venuta a conoscenza dell'indagine, aveva compiuto alcune verifiche sulla veridicità di una nota che risultava firmata dal capo di gabinetto del ministero.
Badalamenti, assistito dall'avvocato Alessandro Ragazzini Fuligni, non era presente all'udienza di ieri. Al tempo in cui l'indagine culminò con la fissazione dell’udienza, spiegò che tutta la procedura era in regola e che il processo non avrebbe fatto altro che dimostrare la legittimità del proprio operato e del Corpo boschivo ittico ambientale onlus.
(p.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
