La manifestazione
Ex ospedale, esposto contro le ruspe
Grosseto, secondo l’associazione Volontà popolare un’ala del vecchio edificio non poteva essere abbattuta
GROSSETO. Da martedì sul tavolo della Procura della Repubblica di Grossteo c’è un esposto che riguarda l’abbattimento dell’ala del vecchio ospedale di Grosseto tra via Saffi e via Ginori.
A presentarlo l’associazione cittadina “Volontà popolare” tramite il suo consiglio direttivo formato da Roberto Sacco, Gianni Ponticelli, Giorgio Benassi, Maria Vazzano e Silvano Culicchi.
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.13021155:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2016/02/26/news/esposto-contro-le-ruspe-monaci-ci-sono-le-autorizzazioni-1.13021155]]
«Ad agosto – si legge nell’esposto, sottoscritto dai cinque componenti del consiglio direttivo – è stata completamente abbattuta una porzione dell’antico ospedale di Grosseto appartenente ad un edificio considerato di rilevante interesse storico, edificato dall’ingegner Passerini nella seconda metà del XIX secolo, per la quale certamente esistono vincoli urbanistici limitanti le attività di ristrutturazione. In luogo della parte di edificio completamente rasa al suolo, accatastata e corrispondente alle particelle catastali 67 e 69 (catalogo generale 09 – 00352783) nulla è stato ricostruito ma lo spazio derivante dall’abbattimento è risultato rimanere area a cielo aperto avente destinazione d’uso incerta e comunque sicuramente differente a quanto concerne una ristrutturazione e rivalutazione della parte interessata dalla demolizione».
Su questo i membri dell’associazione Volontà popolare chiedono alla Procura di accertare se ci siano estremi di reato ed eventuali responsabilità.
Volontà popolare è un’associazione politico culturale apartitica e senza fine di lucro. Già operativa da alcuni mesi in città, l’associazione si è costituita formalmente il 13 gennaio scorso: i suoi componenti si propongono come sentinelle sul territorio, pronte a vigilare sui problemi della comunità locale, dalla sicurezza alla tutela del patrimonio storico e culturale cittadino.
«Non ci siamo basati su chiacchiere – spiegano Sacco e Ponticelli a nome del consiglio direttivo – Dopo aver aderito a giugno alla petizione popolare promossa dal Raggruppamento politico autonomo (Rpa) che è stata di fatto ignorata dal Comune abbiamo raccolto un’ampia documentazione, studiato le carte e posto il problema. Sarà la magistratura ad accertare se ci sono o meno gli estremi di reato».
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.13021150:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13021150:1652184286/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
In particolare l’associazione si appella a un documento della Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici per le province di Siena e Grosseto in cui si specifica che parte del fabbricato abbattuto rientra nella particella 69 sottoposta a vincolo, tanto da escludere la possibilità di demolizione. Le considerazioni dell’associazione vanno anche al di là del contenuto dell’esposto.
«Oltre alla perdita di un bene che faceva parte della storia della città e a cui tutti eravamo legati – spiegano Sacco e Ponticelli – c’è anche una questione economica che riguarda le tasche dei cittadini. I grossetani hanno di fatto speso due volte: nel 1993 svariati miliardi di lire quando il Comune di Grosseto ha comprato il fabbricato e adesso 300.000 euro per l’abbattimento, perché nel frattempo le amministrazioni che si sono succedute hanno lasciato che buona parte di quello stabile andasse in rovina. Eppure ricordiamo ancora la promessa di un recupero della struttura per fini di pubblica utilità fatta da Bonifazi durante la sua campagna elettorale del 2011. Per citare un detto maremmano in questa vicenda i grossetani sono becchi e bastonati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
