Sicurezza
Etruria, via alla causa. Udienza il 30 giugno
Confconsumatori chiede il risarcimento per 103 risparmiatori. Rischio scaricabarile da nuovo a vecchio istituto, ma i legali non hanno dubbi: «È una tattica che non funziona».
GROSSETO. Sarà un giudice a stabilire se e quanti soldi Banca Etruria dovrà restituire a oltre un centinaio di obbligazionisti maremmani che con i velenosi titoli emessi dall’istituto aretino hanno bruciato due milioni e mezzo di euro. Lunedì 22 febbraio 2016 i legali di Confconsumatori hanno notificato un atto di citazione – a mezzo posta elettronica certificata (Pec) – con cui chiedono al giudice la condanna di Banca Etruria. E il risarcimento del danno subito dalla schiera di risparmiatori; chiedono il risarcimento della perdita e non il rimborso dei titoli, dettaglio che fa (lo vedremo) una considerevole differenza. Udienza fissata per il 30 giugno 2016, al Tribunale di Grosseto.
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Chi sono. A volere la restituzione dei loro soldi è una compagine composita e agguerrita di risparmiatori. Lavoratori, pensionati, casalinghe, tutti clienti ultradecennali dell’istituto aretino e che avevano acquistato i titoli tossici nelle filiali Etruria di Grosseto e Marina di Grosseto, dell’Amiata e della costa, a Follonica come all’Argentario. Nelle scorse settimane si erano rivolti a Confconsumatori perché in questa battaglia fornisse loro l’elmetto. Ad assisterli c’è un team di legali: c’è Marco Festelli, avvocato grossetano, incaricato dall’associazione di occuparsi degli effetti della debacle bancaria a livello nazionale; e i colleghi Silvia Signori, Barbara Coscarelli, Mario Marengo e Simone Costanzo. Gli avvocati hanno prima cercato un accordo con la controparte: il tentativo di mediazione è del resto un round obbligato nelle controversie finanziarie. L’obiettivo di conciliare è però andato a farsi friggere, tant’è che si è arrivati “alla causa”.
Vecchia o nuova? Chi si farà avanti il prossimo 30 giugno? I rappresentanti delle bad bank – la vecchia banca “cattiva” – o della good bank, la nuova banca “buona”? Il nuovo istituto – Nuova Banca Etruria – tiene a essere distinto dal vecchio. Comprensibile, anche se si trattasse solo di una questione di immagine. Il problema è che il fronte della battaglia legale si preannuncia essere proprio lungo il confine tra buono e cattivo (bad & good), vecchio e nuovo. Vediamo come e perché.
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Rimborso o risarcimento? Il tentativo di mediazione è fallito perché, chiamata a conciliare, Nuova Banca Etruria ha risposto «che il nuovo istituto non risponde dei debiti della società precedente» spiega Festelli e «che le obbligazioni non sono rimborsabili». «Ma i risparmiatori – spiega l’avvocato – non chiedono il rimborso dei titoli, bensì il risarcimento del danno. E questa non è una pagliuzza, è una trave». Se le obbligazioni si configurano come debiti della vecchia società “al macero”, l’eventuale danno da rimborsare è invece un debito riconducibile all’attività bancaria che è stata trasferita dalla vecchia alla nuova entità: dal vecchio al nuovo sono stati traghettati i contratti, chi ieri era cliente di Banca Etruria oggi è cliente di Nuova Banca Etruria. Tale trasferimento «si evince – spiegano i legali – dalle visure camerali». Una cosa sono insomma, secondo i difensori dei risparmiatori, i debiti della vecchia società tout court e cosa diversa sono quei debiti contratti nell’esercizio del fare banca, attività che ancora esiste e che è la ragione per cui la Nuova Banca Etruria è un istituto che sta a tutti gli effetti sul mercato del credito.
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