Il Tirreno

Grosseto

Scale dalla cantina, per il Tar si può

di Francesca Ferri
Scale dalla cantina, per il Tar si può

Accolto il ricorso di un cittadino al quale il Comune aveva vietato di costruire: «Nessuna norma lo impedisce»

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GROSSETO. Il Comune di Grosseto non può vietare ai suoi cittadini di costruire delle scale che, da casa, portino in cantina. Anche se la cantina – considerata locale non abitativo – ha il soffitto più basso di 2,40 metri (l’altezza minima prevista dalle vigenti regole a Grosseto), il Comune non può impedire ai proprietari di costruire un collegamento interno con la casa. Quello che può fare è solo limitarsi a vigilare che la cantina sia effettivamente usata come tale e non ci venga fatto un salotto, una camera o un’altra stanza “ad uso abitativo”.

Lo stabilisce il Tar della Toscana, con sentenza emanata lo scorso 23 febbraio e depositata ieri, che accoglie il ricorso di un cittadino e che ribalta le regole adottate fino a oggi dal Comune. Una sentenza, insomma, che farà molto discutere in città.

Gli appartamenti terra tetto con taverna o cantina nel seminterrato sono, infatti, una tipologia molto diffusa nel capoluogo maremmano. E la sentenza del Tar – seppur rappresentando solo un primo grado di giudizio – crea comunque un precedente per il Comune di Grosseto che, a questo punto, dovrà decidere se fare ricorso in Consiglio di Stato o accettare l’interpretazione dei giudici fiorentini. Ma ecco i fatti.

Il cittadino, nel 2012, presenta una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) per costruire una scala che colleghi il pian terreno di casa sua con la cantina. Gli uffici dell’Edilizia privata del Comune di Grosseto, però, gliela rispediscono indietro, giudicandola «inefficace».

Il Comune trova infatti a che ridire sul collegamento diretto tra i locali ad uso abitativo (al pian terreno) e quelli di servizio, tra i quali si annoverano appunto le cantine. L’ente richiama la disposizione dirigenziale numero 11519 del 2000 che stabilisce un’interpretazione del regolamento edilizio comunale. Secondo questa interpretazione due articoli del regolamento, il 55 e il 60 – che indicano, fra le altre cose, l’altezza minima che deve avere il soffitto nei locali di servizio – permetterebbero a una cantina di essere collegata direttamente all’abitazione solo se il soffitto è più alto di 2,40 metri.

La cantina, sempre secondo questa interpretazione, può cioè avere sì un soffitto più basso di 2,40 metri (e comunque sopra 1,80 metri) ma «solo nei casi – così sostiene il Comune – in cui gli ambienti non siano funzionalmente collegati con abitazioni», cioè quando si debba uscire di casa e scendere delle scalette esterne per andare in cantina.

La norma ha un suo perché. Il Comune vuole, infatti, evitare che chi ha la cantina collegata alla casa ne faccia una stanza in più, il che sarebbe una modifica abusiva della destinazione d’uso dei locali.

Il Tar, invece, la pensa diversamente. «Nelle citate norme del regolamento edilizio – dicono i giudici fiorentini – tale disposizione non trova alcun riscontro».

Le norme dettate dal regolamento, dice ancora il Tar, prescrivono sì che le cantine possano avere un soffitto più basso rispetto alla casa vera e propria, ma «non pongono la condizione che debba trattarsi di locali isolati dalle unità principali». Insomma le scale possono andare, volendo, direttamente dal salotto alla cantina.

Per i giudici amministrativi il Comune di Grosseto, quindi, non può vietare di far costruire scale di collegamento tra casa e cantina, poiché nessuna norma lo vieta esplicitamente, ma deve semmai controllare che poi la cantina venga davvero usata per mettere al fresco il vino o tenerci gli attrezzi e non diventi un secondo salotto, una cameretta per gli ospiti o un’altra stanza.

I giudici della terza sezione (Rosaria Trizzino, Rosalia Maria Rita Messina e Raffaello Gisondi) hanno perciò accolto il ricorso del cittadino e hanno condannato il Comune a pagare 2.000 euro più Iva.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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