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Lady Jihad va a giudizio con il marito e il padre

Lady Jihad va a giudizio con il marito e il padre

Terrorismo internazionale, la Procura aveva individuato un epicentro a Scansano La prima udienza ad aprile. Condannati con il rito abbreviato tre parenti

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MILANO. Maria Giulia “Fatima” Sergio, 29 anni, “lady Jihad”, la prima foreign fighter italiana che si troverebbe in Siria a combattere con l'Isis, è stata rinviata a giudizio con l'accusa di terrorismo internazionale, mentre la sorella Marianna, arrestata lo scorso luglio e detenuta, è stata condannata a 5 anni e 4 mesi. Lo ha deciso il gup di Milano Donatella Banci Buonamici che ha mandato a processo anche il padre delle due ragazze, Sergio Sergio.

Una vicenda che interessa la Maremma perché a Scansano, per la precisione a Poggioferro, abitavano dei parenti; e in Maremma, Fatima aveva avuto l’ultima residenza. Il giudice, che ha letto il dispositivo nell'aula bunker davanti al carcere milanese di San Vittore, ha accolto l'impianto accusatorio del procuratore aggiunto di Milano, Maurizio Romanelli, e del pm Paola Pirotta, che hanno condotto l’operazione denominata Martese. Le indagini si erano concluse a ottobre. Oltre alla condanna a 5 anni e 4 mesi, come chiesto dall'accusa, per Marianna Sergio, anche lei accusata di associazione con finalità di terrorismo internazionale, il gup ha condannato anche (con i benefici del rito abbreviato prescelto) Arta Kakabuni e Baki Coku, zii di Aldo Kobuzi, marito di Fatima, rispettivamente a 3 anni e 8 mesi e a 2 anni e 8 mesi. Condannata anche Lubjana Gjecaj a 3 anni, mentre è stato assolto per non aver commesso il fatto il marito Dritan Gjecaj, per il quale i pm avevano chiesto 2 anni e 4 mesi.

La prima udienza dibattimentale è stata fissata davanti alla Corte d'assise di Milano per il 13 aprile: a processo, oltre a Maria Giulia Sergio, ci sono anche il padre, che era accusato di organizzazione del viaggio per finalità di terrorismo, e il marito di Fatima, Aldo Kobuzi, che si troverebbe anche lui in Siria a combattere con il sedicente Stato islamico. I fondi per la missione in Siria sarebbero stati trovati da Sergio anche mettendo in vendita i mobili di casa e ponendo fine al rapporto di lavoro che lo legava con una società. Avrebbe raccolto 25mila euro.

Altri due latitanti sono stati rinviati a giudizio: si tratta di Donika Coku, madre di Aldo Kobuzi, e Haik Bushra, donna di origine canadese che avrebbe avuto un ruolo decisivo nell'indottrinamento e nell'arruolamento di Fatima e Marianna nelle file dell'Isis. Secondo la Procura di Milano, tramite lezioni via Internet, effettuate all'interno di conferenze Skype, «determinava Maria Giulia Sergio e Marianna Sergio ad aderire al cosiddetto “Stato islamico”, ed in particolare a trasferirsi nei relativi territori occupati in Siria».

Maria Giulia Sergio, ragazza di origine campana che si trasferì ad Inzago (Milano), si sarebbe prima convertita all'Islam assieme a tutta la famiglia prendendo il nome di Fatima e poi sarebbe partita per la Siria, da dove avrebbe incitato anche i suoi genitori (la madre, anche lei arrestata lo scorso luglio, è morta qualche mese fa) e la sorella a raggiungerla. Agli atti dell'inchiesta numerose intercettazioni nelle quali, tra le altre cose, Fatima esultava per la strage di Charlie Hebdo e si dichiarava pronta al martirio. Il 17 settembre 2014 “lady Jihad” aveva sposato, a Treviglio, Aldo Kobuzi: secondo l’imputazione si sarebbe poi addestrata all’uso delle armi corte e si sarebbe dichiarata disponibile a ogni azione richiesta dall’Isis, martirio compreso.

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