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Cassa integrazione I dati choc della Uil

di Francesca Gori
Cassa integrazione I dati choc della Uil

GROSSETO. I dati pubblicati nello studio della Uil sulla cassa integrazione fanno paura. Soprattutto in una provincia come Grosseto, dove la vocazione industriale non è mai stata il fattore trainante...

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GROSSETO. I dati pubblicati nello studio della Uil sulla cassa integrazione fanno paura. Soprattutto in una provincia come Grosseto, dove la vocazione industriale non è mai stata il fattore trainante dell’economia.

C’è un numero che dà il polso della situazione: 733,2% ore in più di cassa integrazione rispetto all’anno scorso. «Un numero - spiega Guglielmo Loy della segreteria nazionale del sindacato che si è occupato dello studio - che dice chiaramente una cosa: le aziende della provincia di Grosseto stanno attraversando un momento davvero difficile. Segno che di chiusure e ristrutturazioni di imprese ce ne sono state molte. Perché l’indicatore che dobbiamo tenere in considerazione è quello che ci arriva dalla cassa integrazione straordinaria».

L’aumento, per quanto riguarda la cassa integrazione ordinaria è pari al 536,8%, per quella straordinaria 2.417,4% mentre per quella ordinaria si tocca addirittura 1.100.900%. «Quando però si prendono in considerazione i numeri relativi alla cassa integrazione ordinaria o a quella in deroga - aggiunge Loy - soprattutto nel nostro studio, dove il confronto è stato fatto con il mese di dicembre 2015, possiamo imbatterci nella mancata erogazione nei due mesi precedenti. Questo significa che l’Ufficio del lavoro non ha approvato le pratiche che poi vengono evase tutte insieme il primo mese dell’anno. Quel parametro dà un’indicazione che non ci porta a dare una lettura della crisi, così come invece fa il dato sulla cassa integrazione straordinaria». Non sono dati “drogati”: basti pensare alla chiusura della Mabro che a breve dovrebbe avere un nuovo proprietario o all’Eurovinil. Due aziende grossetane che impiegavano quasi duecento dipendenti a testa che da mesi ormai vanno avanti grazie agli ammortizzatori sociali.

«Questi dati dimostrano che parlare di ripresa economica è pura fantasia - dice il segretario generale della Uil Toscana Francesca Cantini - La verità è che ci sono alcune zone del paese che non riescono a uscire dalla crisi. Basta guardare i numeri di province come Grosseto e Livorno, ma non solo. La costa toscana non può pagare la mancanza cronica di una politica industriale a livello nazionale».

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