Il Tirreno

Grosseto

Otto mesi per il tentato furto di Fierobecco

Otto mesi per il tentato furto di Fierobecco

Condannato l’uomo che aveva cercato di portare via il pupazzo gigante. Ma la difesa annuncia appello

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FONTEBLANDA. È stato riconosciuto colpevole. È stato lui, secondo il giudice De Vincenzi, a cercare di portare via dal balcone di un’abitazione di Fonteblanda un enorme pupazzo con le sembianze di Fierobecco, il destriero di Harry Potter della saga cinematografica. È stato Donatello Priami, grossetano, oggi 38 anni, in concorso con una donna che aveva a suo tempo patteggiato la pena. È stato condannato a 8 mesi e 250 euro, più le spese (con il beneficio della sospensione), poco di meno dei 9 mesi e dei 3090 euro di multa chiesti dal viceprocuratore onorario Alessandro Bonasera.

Ma non è finita qui. Perché la vicenda che aveva destato particolare curiosità - quel pupazzone di 40 chili e alto 1 metro e 70 era sul terrazzo al primo piano di casa Pederiva, regalo di compleanno per la figlia Sveva all'epoca adolescente - è destinata ad avere un seguito in appello. L'avvocato Elena Pellegrini lo ha già annunciato, una volta che il giudice avrà depositato le motivazioni. Perché su quanto avvenuto all'alba di quel 24 aprile 2012 non ci sarebbe sufficiente chiarezza. Secondo il difensore, la colpevolezza di Priami non è affatto appurata. Lui e la donna erano stati controllati alle 4 del mattino da una pattuglia dei carabinieri del radiomobile di Orbetello, lungo la rampa di accesso all'Aurelia. Al volante c'era la donna, Priami era passeggero. L'auto si allontana, nessuna contestazione. Alle 5.50 i carabinieri vennero chiamati per il tentativo di furto del pupazzone. La proprietaria, svegliata dai rumori, dette una descrizione sommaria, disse che c'erano un uomo e una donna che stavano scappando, fornì il numero di targa dell'auto sulla quale si erano allontanati. E da questo elemento i carabinieri avevano concluso che sull'auto c'erano ancora Maria Cristina Pistolesi e Donatello Priami.

«Ma era passata più di un'ora e mezzo dal controllo - obietta l'avvocato Pellegrini - Nessuno ci dice che su quell'auto c'era anche Priami. La proprietaria, chiamata a testimoniare, ha detto che non era stato fatto un riconoscimento delle persone che erano state viste scappare. Per questo avevo chiesto l'assoluzione del mio assistito, perché manca la prova certa che ci fosse lui sull'auto».

Pierluigi Sposato

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