Il Tirreno

Grosseto

Credito cooperativo, ecco i nuovi assetti

di Enrico Giovannelli

Le tre Banche della Maremma si accorpano: Becherini è il coordinatore della squadra che preparerà il piano industriale

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GROSSETO. È iniziata la fase due delle della costituzione della nuova “banca Maremmana” che porterà alla fusione dei tre istituti di Credito cooperativo: la banca di Pitigliano, la banca di Saturnia e Costa d’Argento, e la banca della Maremma.

Venerdì sera nella bella sala dell’auditorium della Bcc di Pitigliano l’assemblea indetta per tutti i dipendenti - dopo quella dello scorso ottobre dove di fatto era iniziata la costituzione del nuovo soggetto - è stata l’occasione per presentare i nuovi programmi e salutare la nomina di Fabio Becherini a coordinatore del piano industriale, che dovrà accompagnare al definitivo accorpamento i tre istituti di credito a fine estate: verosimilmente, considerando i tempi tecnici necessari, a ottobre-novembre.

L’incontro, durato un paio d’ore, ha fatto così chiarezza su quello che diventeranno fra pochi mesi le tre banche, che rappresentano oggi per decine di migliaia di cittadini della provincia di Grosseto un punto fermo per il proprio futuro, sia in fatto di accesso al credito che per la gestione del risparmio. Alla riunione presenti i vertici di tutti gli istituti Stefano Conti presidente Bcc Pitigliano, Fernando Antonio Andreini presidente di Scabanca e Francesco Carri presidente Bcc Maremma, che hanno parlato dell’evoluzione del progetto di fusione, e della recente riforme del credito cooperativo. Proprio Becherini ha spiegato alla platea dei colleghi bancari, e a nome di tutte le varie anime delle tre banche, cosa si dovranno aspettare nelle prossime settimane, partendo da un dato certo: la “fusione” servirà per rafforzare la banca Maremmana e non certo per depotenziarla, e nessun posto di lavoro è a rischio.

Anzi, la crescita e lo sviluppo saranno al centro del lavoro da fare, «ma solo con l’aiuto incondizionato di tutti e la determinazione necessaria» le parole chiave del discorso.

Una vera task force per allestire “l’officina”, così è stata subito ribattezzato dagli addetti del tavolo di lavoro, che comprende sei gruppi indipendenti, con esperti di ogni singola banca: dovranno occuparsi di preparare dettagliati programmi su come gestire i fidi e i crediti, organizzare le filiali, mettere in piedi gli uffici dell’amministrazione e della contabilità, la centrale rischi, il management e controllo, e poi come presentarsi al mercato. Preparato il piano industriale, l’incartamento sarà inviato a Banca d’Italia, che avrà 90 giorni di tempo per fare le valutazioni.

In caso di via libera, ma a questo punto sono pochi i dubbi chiarire, la palla ritornerà ai singoli istituti che dovranno fare i loro passaggi interni: riunioni dei cda e assemblee dei soci, che dovranno ratificare le decisioni. Solo così potrà iniziare la fase tre che porterà alla definitiva fusione e che darà vita al nuovo soggetto bancario maremmano. Tante le cose da fare. Il piano industriale, che è biennale, dovrà proiettare la nuova banca al 2019. Serviranno tanti passaggi interni per valutare gli aspetti anche più semplici, dal nome della nuova banca (ma tutti sono convinti che la parola “Maremma” dovrà esserci) al simbolo da usare, magari trovandolo nel passato storico degli Etruschi. Di lavoro insomma - nella nuova banca Maremmana - ce n’è tanto da fare.

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