Il dolore
Caracciolo: «La Tirrenica è un sogno? Non è vero»
GROSSETO. Nicola Caracciolo non ci sta. La Tirrenica è il sogno dei maremmani? Macchè. Semmai, tra i loro desiderata c’è quello di guidare senza ansia lungo l’Aurelia. Ma andiamo con ordine. Il...
GROSSETO. Nicola Caracciolo non ci sta. La Tirrenica è il sogno dei maremmani? Macchè. Semmai, tra i loro desiderata c’è quello di guidare senza ansia lungo l’Aurelia. Ma andiamo con ordine.
Il questionario. Nell’edizione di ieri, sabato 20 febbraio, Il Tirreno ha reso conto dei risultati di un’indagine curata dall’associazione veneziana Economia Società Territorio (Est). Tra gli interessi di Est c’è quello di indagare il settore delle infrastrutture (anche) nell’ottica del riverbero che un’opera può avere sulle singole comunità. Guardando alla pittoresca Toscana e ai super progetti infrastrutturali e viari più o meno nel cassetto – e che potrebbero esserci o no nel futuro dell’ex Granducato – l’Associazione ha messo a punto un questionario. Lo ha sottoposto ai toscani chiedendo quali opere, da cui da anni si parla, sono secondo loro davvero prioritarie. Strategiche.
Le grandi opere. Si doveva rispondere sulla base di una lista preconfezionata di priorità infrastrutturali – da cui scegliere le tre ritenute più importanti – e di una domanda “aperta” (due interventi considerati essenziali per lo sviluppo del territorio della vostra Provincia non ricompresi nell’elenco). Nella lista precostituita c’era un po’ di tutto: dalla ferrovia Pontremolese che dovrebbe cambiare la vita di carraresi, spezzini e parmensi, alla Darsena Europa e allo scavo dei fondali fino a 20 metri e qui siamo al porto di Livorno; dalle futuribili piste e terminal dell’aeroporto di Pisa, alla Tirrenica (intesa come completamento da Cecina a Civitavecchia) e alla Arezzo-Fano, appunto.
La risposta. Estrapolando il dato relativo a chi ha risposto solo dalla provincia di Grosseto emerge che l’88% del campione vuole la Tirrenica. Leggendo questo risultato Nicola Caracciolo è sobbalzato sulla sedia. Perchè?
Il re è nudo? Caracciolo – con cui parliamo telefonicamente mentre è nella sua residenza di Capalbio – non è solo il fratello di Carlo Caracciolo, principe di Castagneto, duca di Melito, tra gli editori più importanti del Belpaese: nella veste in cui parla è (soprattutto) il presidente onorario di Italia Nostra nazionale e il presidente della sezione Maremma Tuscia, oltreché indiscusso protagonista di molte iniziative a tutela dell’ambiente. «Il sondaggio non è attendibile – dice Caracciolo – perché è stato fatto da gente che è vivamente interessata a che vengano realizzate queste grandi opere». Set è un’associazione no profit, ma Caracciolo accende i riflettori, piuttosto, sul fatto che i risultati – presentati venerdì a Grosseto – sono stati illustrati dai vertici maremmani di Ance, cioè dell’Associazione nazionale dei costruttori edili: Andrea Brizzi (il presidente) e Mauro Carri (il direttore); e da Luciano Pallini che è uno dei due curatori e fa parte del Centro Studi di Ance Toscana. «Se anche “noi” facessimo un sondaggio probabilmente ci risulterebbe che il 90% dei maremmani non vuole la Tirrenica». Con “noi” Caracciolo intende l’universo di Italia Nostra e di altre associazioni che condividono lo stesso sentiment, come ad esempio Colli e Laguna di Orbetello o Fai Toscana (è lui stesso a citarle) e molte altre. Ciò che contesta Caracciolo è chiaro: «Non si può vendere come fosse il sogno dei maremmani – dice – il risultato di un sondaggio che invece è di parte». Che fosse scarsamente rappresentativo – 143 intervistati, ma in tutta la Toscana – Set non l’ha tenuto nascosto. I rappresentanti di Ance inoltre figurano tra i curatori e gli illustratori dei risultati. E non figurano in qualità di committenti del sondaggio, che per altro ogni intervistato ha diritto a conoscere. Anzi, avviso ai naviganti: chiedete, sempre, chi commissiona cosa. Solo per intendersi, null’altro.
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