Il Tirreno

Grosseto

La città correrà verso il mare senza traffico

di Gabriele Baldanzi
La città correrà verso il mare senza traffico

Paolo Borghi presenta il suo piano urbanistico Cinque punti per ridisegnare Grosseto

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GROSSETO. «Di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda». È lo slogan che sintetizza il Piano per l’urbanistica 2016-2021 del candidato Paolo Borghi (Pd). Una frase di Italo Calvino - tratta dal romanzo “Le città invisibili” - che racchiude un po’ la filosofia del vicesindaco: la sua propensione a dare risposte, a cercare soluzioni semplici, a preferire la pratica alla teoria. Il Piano, una cinquantina di pagine, presentato a Casa Grosseto, nel quartier generale di piazza Ponchielli, insieme al coordinatore del comitato elettorale (l’avvocato Claudio Boccini), è di facile comprensione.

Borghi insiste sulla Grosseto città del mare, rivolgendo lo sguardo verso la costa e immaginando uno sviluppo su quell’asse, un’eventuale espansione urbana dal confine ovest della città verso Marina e Castiglione.

Si riparte dal Regolamento urbanistico approvato definitivamente a dicembre del 2015, ma nei fatti già vecchio, perché nel frattempo (dal 2011 a oggi) è mutato il quadro socio-demografico di Grosseto, il contesto macroeconomico e perfino alcune norme di riferimento.

Cinque punti. «Gli interventi da apportare – spiega Borghi – si articolano in cinque punti: il miglioramento/potenziamento della rete viaria urbana, la valorizzazione delle aree demaniali dismesse, la promozione delle attività degli orti, l’adozione di una nuova disciplina per il territorio aperto e incentivazioni fiscali per investimenti in attività produttive e sicurezza».

La viabilità in città. Il potenziamento della rete viaria prevede la realizzazione di un percorso alternativo di collegamento tra viale Europa e quella che i grossetani chiamano la zona artigianale nord. Due le arterie: una che correrà parallela a viale Europa, praticamente sul limite del Diversivo, sbucando alla rotonda con il monumento al badilante; l’altra (in uscita) da via Giordania si ricongiungerebbe con il sottopasso ferroviario esistente. Per intenderci una sorta di parallela a via Nepal. «In alcune ore della giornata questa parte di città è congestionata», conferma Borghi. Ma nel programma del vicesindaco c’è anche il sovrappasso ferroviario di collegamento tra via Giada e la zona artigianale nord, anche se qui moltpo dipenderà da Rfi. Le altre due “grandi opere” cittadine sono il raddoppio della carreggiata di via Aurelia Nord con la realizzazione della Bretella Ovest verso il mare e la riqualificazione dell’Ingresso Sud con un nuovo ingresso in città (nella zona Casalone) dalla Provinciale 154.

Le aree demaniali dismesse. Le aree demaniali in dismissione sono da sempre un pallino di Borghi. «Mi impegnerò per acquisire definitivamente la caserma Barbetti (ex Ansaldo), gli spazi dell’Aeronautica militare a Marina di Grosseto, il cosiddetto Compendio Vivarelli, il poligono di tiro e la caserma dei carabinieri di Marina di Grosseto. Firmeremo entro febbraio, con il Ministero della Difesa e l’Agenzia del Demanio, un accordo per la valorizzazione di questi immobili».

Gli orti. “100.000 orti in Toscana” è un progetto della Regione di cui sono state recentemente approvate le linee guida. «Per Grosseto – spiega - è previsto uno stanziamento di quasi 3 milioni di euro da utilizzare da qui al 2018. È un progetto in cui credo e sul quale intendo spingere. Sono stati approvati sia il modello di bando che permetterà ai comuni di selezionare i soggetti che gestiranno i vari complessi di orti, sia quello che servirà ad assegnarli ai cittadini che ne faranno richiesta».

Nuova disciplina del territorio aperto. Si tratta di uno strumento per regolare lo sviluppo delle campagne intorno ai centri urbani. «A mio avviso – commenta Borghi - dovrà essere garantita la possibilità di realizzare una serie di manufatti necessari alla conduzione delle aziende agricole e va rimosso il divieto di edificare in fondi agricoli inferiori a tre ettari. In questo modo verremo incontro all’agricoltura amatoriale recuperando le aree degradate».

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