Il Tirreno

Grosseto

Per contare i lupi... bisogna ululare

Francesca Ferri
Ululato indotto (foto dal sitio Ibriwolf)
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Ululato indotto (foto dal sitio Ibriwolf)

Per il 2015 la Regione stima 550-600 esemplari in Toscana. Ma il calcolo è difficile e non distingue gli ibridi dai puri

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GROSSETO. A zio Tobia bastava una canzoncina per contare gli animali della sua fattoria. Ma fuori dal recinto, per contare i lupi nel bosco, come si fa?

La domanda non è peregrina, perché è proprio sul numero di lupi presenti nel territorio che si gioca la partita degli abbattimenti. Ma quanti sono i lupi – in provincia di Grosseto come nel resto d’Italia – è difficile dirlo, se non con un certo margine di approssimazione.

Non solo perché la conta è obiettivamente difficile, ma anche perché, oltre al lupo puro, negli ultimi anni si sono moltiplicati gli esemplari ibridi, incroci tra lupi e cani, e per di più con la più vasta gamma di percentuale di ibridazione. Per non parlare dei cani randagi, anch’essi presenti in territorio aperto (ad esempio cani sfuggiti ai cacciatori). C’è poi un’altra variabile, e cioè il fatto che il lupo è una specie quanto mai mobile, si sposta continuamente. Poiché la stima degli esemplari non è un’istantanea della situazione in un determinato territorio, ad esempio la regione Toscana, è possibile che un branco avvistato sull’Appennino possa poi spostarsi sull’Amiata.

Più che un conteggio puntuale – va detto prima di tutto – quella che si ha dei lupi è una stima. E questo è il primo dato.

La seconda cosa da tenere presente è che non è scontato stabilire “cosa” si è contato. L’unico metodo per stabilire se quello che si ha davanti è un cane, un ibrido tra cane e lupo o un lupo vero e proprio è fargli l’esame del dna. E questa è un’ulteriore variabile da tenere presente quando si parla di cifre. Perché se gli abbattimenti saranno autorizzati, che tipo di animale verrà effettivamente ucciso lo si saprà solo esaminando la carcassa.

Un modo per contare, o meglio stimare, i lupi però c’è.

La stima viene fatta dal Cirsemaf. Il primo passo sono le segnalazioni da parte di aziende agricole che hanno subito attacchi. Da lì gli esperti vanno alla ricerca di segni sul campo. Gli escrementi, ad esempio, vengono raccolti e mandati ad analizzare nei laboratori di genetica, che stabiliscono se è dna di lupo o di ibrido. Questo, però, ancora non dice niente del numero degli esemplari.

Un buon momento per calcolare lupi e lupacchiotti è l’estate, quando ci sono i cuccioli. La tecnica può far sorridere, ma per gli esperti è efficace, ed è quella dell’ululato indotto. In sostanza gli esperti, sulla base di segnalazioni di chi vive in zone rurali, vanno di notte nel bosco e... ululano. Se sono presenti lupi, rispondono, e rispondono anche i cuccioli, con un ululato diverso da quello degli adulti. In questo modo gli esperti possono valutare quanti potenziali lupi adulti ci saranno nei mesi successivi. L’unica pecca di questa tecnica è che dall’ululato non si capisce se si tratta di lupi puri oppure di ibridi. Può capitare che nella zona ci siano poderi con dei cani e che questi rispondano al richiamo. Per questo gli esperti registrano la direzione da cui proviene l’ululato e, quando fa giorno, vanno a vedere se, in linea d’aria, ci sono insediamenti umani con cani al seguito. Il richiamo prevede tre repliche.

Un altro metodo sono le trappole fotografiche: il lupo è attirato con un’esca e, invece di trovare una gabbia, trova una macchina fotografica che lo immortala. I dati vengono poi analizzati e incrociati.

Un lavoro enorme, insomma, che dà risultati a volte contrastanti. In una recente risposta a un’interrogazione regionale l’assessore Marco Remaschi stima, per il 2015, la presenza in Toscana di 550-600 tra lupi puri e ibridi. Un numero non ancora confermato (i dati per il 2015 saranno disponibili a fine febbraio) ma doppio rispetto ai 310-320 esemplari che il Cirsemaf stimava nel 2013. Quanti di questi sono i lupi puri? Questo è ancora più difficile dirlo.

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