Sicurezza
Omicidio Benetti, Bilella condannato all'ergastolo
Il custode, accusato di aver ucciso Francesca Benetti, è stato riconosciuto colpevole di tutti i reati a lui ascritti
GROSSETO. Ergastolo per Antonino Bilella. L’agricoltore 71enne di Alessandria Della Rocca (Agrigento) in carcere dal novembre 2013 è stato riconosciuto colpevole per tutti i reati. Era accusato di aver ucciso Francesca Benetti, 55 anni, insegnante di educazione fisica in pensione, e di averne nascosto il cadavere. Dovrà scontare anche due mesi di isolamento diurno.
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.12927961:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2016/02/09/news/la-procura-chiede-l-ergastolo-per-bilella-1.12927961]]
Un omicidio che sarebbe avvenuto il 4 novembre 2013, giorno della scomparsa della proprietaria di Villa Adua, a Potassa di Gavorrano, dove Bilella lavorava come custode da circa un anno. E’ qui secondo la Procura che sarebbe avvenuto l’omicidio. L’agricoltore era imputato anche di violenza sessuale (per tre episodi di palpeggiamento) e di stalking, per aver seguito la donna in numerose occasioni, per le numerosissime telefonate e per altri atteggiamenti ritenuti persecutori. Le indagini erano partite nel pomeriggio di quello stesso 4 novembre, quando il compagno Aldo Scotto, non ricevendo più notizie, aveva iniziato a cercarla freneticamente.
La Corte di assise è tornata in aula dopo oltre sette ore di camera di consiglio, dalle 12.15 alle 20. Inizialmente era stato indicato l’orario delle 18 per la lettura del dispositivo. Il processo era iniziato il 30 dicembre 2014.
Bilella non aveva risposto inizialmente alle domande dei magistrati. Lo aveva fatto solo dal 23 gennaio 2014. E aveva poi risposto per dieci ore nel corso del dibattimento, in due udienze (il 22 dicembre e il 14 gennaio scorsi), alle domande dei pubblici ministeri, degli avvocati di parte civile e dei suoi difensori. Ripetendo sempre lo stesso concetto: “La signora Benetti è venuta a Villa Adua, abbiamo fatto insieme le foto al fosso che aveva causato l’allagamento dell’ottobre precedente, lei se ne è andata via e io non l’ho più vista. Io non l’ho uccisa e non ho nascosto il cadavere”. In sede di quantificazione della pena, i pm avevano sollecitato una condanna all’ergastolo con isolamento diurno per sei mesi. Gli avvocati di parte civile – per i due figli di Francesca e per il fratello – avevano chiesto un totale di quattro milioni di euro a titolo di risarcimento danni. La difesa aveva invocato l’assoluzione e, in subordine, la derubricazione da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
