Il Tirreno

Grosseto

Il canile del Martellino sarà smantellato

di Paola Villani
Il canile del Martellino sarà smantellato

Il Comune sta notificando le ordinanze per la rimozione delle strutture, i proprietari dovranno provvedere agli animali

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FOLLONICA. Il canile abusivo del Martellino verrà rimosso. La protesta partita dalla veterinaria follonichese, Franca Ciani, ha trovato risposte concrete: le strutture che si trovano nella campagna di Follonica, a poca distanza dalla sede dell’ex ricovero comunale per gli amici a quattro zampe, dove sono custoditi cento cani, dovranno essere smantellate.

Il Comune per voce del sindaco Andrea Benini ha infatti dichiarato che in questi giorni partiranno le ordinanze per il ripristino dei luoghi e lo smantellamento delle strutture. L’amministrazione con una nota di ieri pomeriggio ha chiarito la storia di quel canile, partendo dagli anni 70. La zona in cui si trova fa parte del Parco di Montioni e quindi è di competenza della Regione Toscana: le strutture oggi sotto accusa sono state costruite nel 1976 quando l’area era di competenza delle “Foreste demaniali”, poi sostituite dalla Comunità montana, ente che ha concesso con atti di autorizzazione specifici, l’uso di tali terreni ai privati imponendo chiaramente un canone di affitto annuale.

Dal 2002, con la dismissione della Comunità Montana, la zona è passata alle Bandite di Scarlino e da quel momento è venuto meno il titolo per stare lì ma senza interruzione dell’occupazione. Sono 14 anni quindi che quelle strutture sono abusive, almeno non hanno titolo per rimanere dove sono. «Negli anni il Comune ha cercato soluzioni, per quanto di competenza, ma l’azione più significativa è iniziata nel 2015, quando l’amministrazione ha iniziato una procedura specifica ed importante, legata alla tutela degli animali e in contemporanea ad un aspetto di natura sociale, con la volontà prioritaria di offrire una sorte ed una soluzione dignitosa ai cani – spiega Benini - Perché non essendoci più concessioni in essere da quasi 15 anni, il problema reale era, ed in parte è, proprio quello di definire gli utilizzatori dei box».

Gli occupanti, almeno quelli rintracciati, hanno aiutato l’amministrazione per ricostruire la vicenda: da lì è iniziato l’iter e sono in corso di notifica le ordinanze per il ripristino dei luoghi e rimozione delle strutture, nominali e quindi notificate ai singoli utilizzatore che ora oltre a dover togliere le cucce dovranno provvedere ai cani che hanno tenuto lì fino ad ora. «A seguito di tale atto solo tre soggetti hanno risposto all’ente, con memorie difensive – continua Benini - dopo diversi sopralluoghi per identificare tutti i soggetti utilizzatori, a dicembre 2015 è stato effettuato un censimento dal quale emergono 14 lotti liberi (da cani e da strutture), cinque abbandonati con strutture in deposito, 30 lotti (con cani e strutture) con identificazione certa, tre lotti occupati ma con identificazione incerta, 15 lotti con identificazione definita dagli atti del 2002 (sui quali gli accertamenti sono ancora in corso). E un totale di circa cento cani».

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