Il Tirreno

Grosseto

«Assolvete Bilella. Indagini lacunose, verità non cercata»

di Pierluigi Sposato
Francesca Benetti
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Francesca Benetti

Ipotesi residuale per omicidio preterintenzionale. Oggi parla l’imputato, la sentenza è attesa in giornata

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Nella serata di giovedì 18 è arrivata la sentenza sul caso della scomparsa di Francesca Benetti: Antonino Bilella è stato condannato all'ergastolo. Nell'articolo qui sotto l'arringa dell'avvocato della difesa.

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GROSSETO. Non usa il fioretto, se non raramente. Usa la spada. Uno di quegli spadoni a due mani degli eserciti medievali, che squarciavano senza pietà i corpi avversari. Francesca Carnicelli, difensore di Antonino Bilella accusato di omicidio e di altro, lo usa per cercare di salvare il suo assistito dall'ergastolo. Una sentenza che poetrebbe arrivare già oggi. Instillando dubbi, avanzando in fondo in fondo l'ipotesi che Francesca Benetti possa sì essere morta, sì uccisa, ma non con premeditazione: un omicidio preterintenzionale.

Ma prima di arrivare a questa argomentazione (doverosa, anche per la difesa che nega qualsiasi responsabilità), il legale ripercorre nelle quattro ore di arringa tutte quelle che sono state, a suo giudizio, le «lacune di indagine». Un'indagine sostanzialmente a senso unico, nei confronti di una sola persona. Evidenziato - come il collega Riccardo Lottini il giorno precedente - il tributo di riconoscenza verso l'avvocato Bruno Leporatti, che aveva condotto gran parte del processo prima della malattia, Carnicelli parte da un dato a suo giudizio certo: «Bilella è stato forse confuso ma ha sempre spiegato i fatti». E se contraddizioni ci sono, esistono negli atti di indagine. Non è tenera nei confronti dei carabinieri e della Procura, perché - dice - non sono state fatte molte delle verifiche invece necessarie. Afferma che «la scena del presunto crimine è stata contaminata: tra i carabinieri della scientifica e i Ris è entrato Scotto», riferendosi al fidanzato di Francesca che l'aveva cercata disperatamente dalle prime ore di quel pomeriggio del 4 novembre 2013. Chiede perché non sono stati fatti accertamenti sul dna delle persone di sesso maschile che frequentavano l'appartamento di Francesca a Villa Adua: «C'è il dna di un altro uomo, lì: ma di chi?». E lo stesso capitano Cesare Rapone dei Ris aveva trovato sangue suo lì dentro, «lui che era vestito da Ris e che eppure era stato punto da una zanzara. Invece si assume che Bilella lì non abbia perso nemmeno un capello: impossibile». Carnicelli attacca un testimone: «Scotto ha mentito quando ha parlato delle sedie, di quello che io chiamo il balletto delle sedie». E, anche con il power point proiettato, dimostra le versioni differenti rese in aula, come anche l'impossibilità che Aldo Scotto, dipendente della Provincia, potesse vedere dalla strada quello che succedeva nella villa. Attacca la consulente di parte civile, Roberta Bruzzone: «Ricostruzione fantasiosa». E non dà chances nemmeno ai pm: «Non danno una ricostruzione», lasciando l'onere ai giudici. «Possibile che Bilella non abbia perso sangue sulla scena del delitto? Possibile che non ci sia un trasferimento biologico da Benetti a Bilella?» dice facendo riferimento (senza citarlo) al principio che porta il nome di Edmond Locard e criticando l'altro esperto di parte civile, il generale Luciano Garofano. «Allora Bilella l'avrebbe uccisa vestito da Ris? - chiede intenendo coperto dalla tuta degli specialisti delle scene del crimine - E dove si è lavato?».

Lo spadone cala poi di nuovo sulla Procura: «Sulla Opel di Francesca trovata alla stazione ferroviaria ci sono delle impronte digitali: ma non è interessato a chi appartengono. L'unica traccia di sangue di Francesca fuori dalla casa è stata trovata nella Punto. Allora Bilella avrebbe dovuto fare un altro miracolo: portare il corpo sanguinante dalla casa all'auto senza perdere una goccia». Impossibile che Bilella avvia avvolto il corpo in una coperta come dice Scotto: «Non è conciliabile con una premeditazione». Nell'auto non ci sono altre tracce, anche qui Bilella sarebbe dovuto essere «vestito da Ris». E allora ecco l'idea nuova: «Il cadavere è stato solo appoggiato nella Punto, poi è stato portato via con un altro mezzo».

Non ci sono citazioni nelle parole di Carnicelli. Ma l'avvocato utilizza il paradosso del «miracolo» anche altre volte. Anzi, dice che l'imputato avrebbe come «camminato sulle acque» analizzando il caso del dna misto trovato sul pavimento di Villa Adua, dove quello di Bilella non c'è. Di nuovo un affondo alla Procura: «Il metodo usato per calcolare gli spostamenti di Benetti e Bilella quel giorno è sbagliato», dice dopo aver contestato la validità delle immagini riprese dalla telecamera della farmacia Petitto: «Ma siamo sicuri che sia passato da lì?».

L'atteggiamento di Bilella era "normale, come può essere normale quello di una persona stressata che percepisce di essere nel mirino. «Ma se fosse stato davvero lui ad ammazzarla e a portarla nell'auto, avrebbe detto ai carabinieri dove andare a ritrovare la Punto? Era dal rottamatore: una rottamazione decisa da tempo. Tutto era pulito in casa e la Punto no: come mai?».

Ci sarebbe da sorridere, dice Carnicelli rileggendo i giorni dei controlli dei carabinieri, a sentir parlare di "fuga" di Bilella: «Su una Punto? Con cinquemila euro appena depositati in banca?». E invece non c'è da ridere perché si parla di una persona scomparsa. Il difensore ne ha anche per questo argomento perché a suo giudizio «nelle indagini non si è voluta cercare la verità»; perché i carabinieri non erano andati alla stazione ferroviaria con le foto di Benetti e Bilella per chiedere se li avevano visti; perché Scotto era stato addirittura avvisato dai carabinieri che l'auto di lei era stata ritrovata («ma non era una delle persone attenzionate?»); perché la Opel non era stata tenuta sotto controllo; perché nessuna misurazione della posizione del sedile di guida è stata effettuata; perché non è stata eseguita una perquisizione informatica. «E se qualcuno avesse scritto “ti ammazzo” in una delle mail recapitate a Francesca? Non interessava, perché tanto Bilella era già arrestato». Carnicelli si meraviglia che la casella di posta elettronica sia stata trovata vuota («nemmeno una spam?»), conclude che la chat «è stata cancellata».

Non ci fu premeditazione, è l'opinione di Carnicelli, che affronta infine i temi del ragionevole dubbio: «Se cade la premeditazione, cade la volontarietà. E se lì fosse avvenuta una lite? Uno spintone e lei che aveva battuto la testa in uno spigolo? Se siete convinti della premeditazione, non ho niente da dirvi; ma se non esiste, qual è la ragionevole alternativa? Perché Bilella avrebbe dovuto volere la morte di Benetti?». Se è stato omicidio, ma l'avvocato non ne è convinta, che venga considerato come preterintenzionale.

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