La protesta
Abbattere i lupi? Ora la parola passa alle Regioni
Il Ministero: "Nessuna uccisione a priori, ma possibilità di chiedere deroghe". E Firenze si concentra sugli ibridi
ROMA. Le proteste degli allevatori per gli attacchi di lupi e ibridi e la richiesta di autorizzare gli abbattimenti sono arrivate ieri fin nelle stanze del ministero dell’Ambiente che sta predisponendo un aggiornamento del Piano d’azione nazionale per la conservazione del lupo che risale al 2002, quando il problema non era scottante come adesso.
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Ma da Roma la questione rimbalza subito alle Regioni. Saranno loro, infatti, a decidere eventuali deroghe alla direttiva Habitat. «Né lupi né cani randagi saranno eliminati a priori», assicura una nota ministeriale.
Il “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia” è stato presentato in una riunione del comitato paritetico per la Biodiversità, organo tecnico consultivo del quale fanno parte i ministeri Ambiente, Agricoltura, Sviluppo economico e le Regioni e Province autonome.
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In buona sostanza il canovaccio del piano, al momento al vaglio di esperti in materia e di istituzioni, non vara autorizzazioni per abbattere i lupi, ma dà la possibilità di mettere in piedi un procedimento per chiedere deroghe per il prelievo (cioè uccisione) nella misura del 5 per cento rispetto alle norme europee. Deroghe che saranno disposte caso per caso e a condizioni certe e precise. Regole stringenti in un sistema italiano che è fra i più rigorosi in Europa, visto che altri Stati già da tempo stanno fruendo di deroghe: Francia, Spagna e Svezia. E nemmeno è prevista dal piano la possibilità di abbattimento dei cani randagi. Si rendono solo possibili azioni per attuare al meglio la legge 281 del 1991 che regola la materia.
L’input alla stesura del piano è partito dall’organismo di governance della Strategia nazionale della biodiversità e ora il testo sarà oggetto di osservazioni da parte delle Regioni.
«Il Piano – spiega il ministero – individua 21 azioni per migliorare lo stato di conservazione della specie attraverso un’azione congiunta tra Stato e Regioni, avendo come punti fermi le esigenze di pacifica convivenza uomo-lupo e il contrasto al bracconaggio».
L’eventuale deroga sarà concessa a seguito del parere dell’Ispra dopo valutazione caso per caso. La possibilità, come spiegato dal professor Luigi Boitani dell’Unione zoologica italiana, che ha curato il piano, è prevista dalla direttiva Habitat. A questo punto ogni Regione invierà osservazioni e proposte.
Cosa farà la Toscana? La Regione sembra concentrarsi sugli ibridi. Firenze annuncia che le proprie osservazioni terranno conto dei dati e rilevamenti scientifici sulla presenza di lupi e ibridi nel territorio e porrà la questione degli ibridi che sono in aumento «e rappresentano una seria minaccia, un alto costo per la collettività e un grave pregiudizio per la conservazione e la salvaguardia del lupo in purezza».
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