La manifestazione
«Morto nell’auto, una sconfitta per tutti»
Bonifazi e Goretti: avremmo voluto fare di più. Don Enzo: è stato un cazzotto allo stomaco
GROSSETO. Un malore gli è stato fatale e lo ha colpito nella sua auto: da un po’ di tempo era quella la sua casa. Il dramma della solitudine si è consumato domenica pomeriggio quando l’anziano è stato trovato morto nella sua auto parcheggiata di fronte alla chiesa del Santissimo Crocifisso. L’uomo aveva una storia difficile alle spalle ma non era un invisibile come dimostrano le testimonianze del Comune e della Caritas che lo conoscevano e lo avevano aiutato. Ma a volte fare il possibile può non essere abbastanza.
«Quando una persona muore in una macchina è sempre una sconfitta per tutti a partire dalle istituzioni – scrivono il sindaco Bonifazi e l’assessore al sociale Antonella Goretti - Avremmo voluto fare di più, e del resto chi non vorrebbe fare sempre di più». La nota del Comune parla di una situazione difficile a livello familiare e di salute. L’uomo si era rivolto più volte sia al Coeso sia agli uffici comunali. Dopo essere stato sfrattato era stato aiutato a trovare degli alloggi di fortuna, tra cui una stanza presso una famiglia. Per mesi è stato inoltre ospitato nel dormitorio di via De Amicis grazie all'impegno di Anteas. «Cercavamo di aiutarlo – si legge nella nota del Comune – anche grazie alla Ronda della Carità quando, sempre per scelte personali, decideva di tornare in strada». Da un po’ però non si presentava agli appuntamenti periodici con le strutture sociali.
L’anziano era anche ospite abituale della mensa Caritas di via Alfieri da circa un anno. «Era un tipo schivo – lo ricorda il vicedirettore della Caritas, Luca Grandi - Rarissime le visite al centro di ascolto e qualche chiacchiera scambiata con i volontari che hanno sempre cercato di accoglierlo al meglio». Tutto ciò però non è bastato e l’amarezza è unanime. «Ci abbiamo provato ma non ce l'abbiamo fatta – scrivono il sindaco e Goretti - Sentiamo la morte di questa persona anziana e sola come una sconfitta».
Per don Enzo Capitani «ogni volta che accade un episodio così drammatico ci sentiamo direttamente chiamati in causa perché morire in solitudine è un cazzotto nello stomaco ai tentativi di una città di essere solidale e attenta ai bisogni dei più fragili». Dalla Caritas l’invito a riflettere su questo dramma: «Oggi non sempre la povertà si traduce in persone mal vestite e senza soldi in tasca. Povertà equivale sempre più spesso alla perdita delle relazioni con la famiglia prima e con gli amici poi. Auspichiamo che questa morte non venga dimenticata in fretta ma possa essere richiamo continuo a quei valori di umanità che diamo per scontati mentre invece la nostra vita sempre più di fretta e distratta ci rende incapaci di accorgerci dei dolori e delle sconfitte di chi è più debole». Sul gruppo Facebook Cara Grosseto c’è anche un post dedicato «a Bruno, morto solo davanti a una chiesa». E’ firmato “gli amici della panchina” e ricorda l’uomo per la sua dignità e gentilezza.
Sara Landi
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