Proteste
Monticello al Tar contro il pozzo
Geotermia, Cittadinanzattiva contro la Regione che non ha previsto la Via
CINIGIANO. Per la geotermia a media entalpia sull’Amiata si torna al Tar. Senza indugio, alcuni imprenditori di Monticello Amiata, quelli che hanno le loro aziende vicinissime al sito dove dovrebbe sorgere una centrale, sostenuti da Agorà Cittadinanzattiva hanno affidato all’avvocato Michele Greco l’incarico di impugnare di fronte al Tar della Toscana il decreto 6183 del 17 dicembre 2015 con il quale la Regione Toscana ha escluso dalla valutazione di impatto ambientale (Via) il progetto di pozzo esplorativo geotermico denominato “Monte Labbro 1”. Il pozzo dovrebbe raggiungere oltre 4500 metri di profondità.
Al ricorso a cui partecipano tre imprenditori, parteciperà anche il proprietario del terreno, sul quale la società vorrebbe realizzare il pozzo, Alberto Aluigi, del tutto contrario all’opera e mai coinvolto, fino ad oggi, nel procedimento.
Le tre aziende ricorrenti, con il pieno supporto di Agorà Cittadinanzattiva, contestano alla Regione Toscana «numerosi profili di illegittimità del decreto di esclusione dalla Via oltre a manifesti vizi dell’azione amministrativa, caratterizzata da gravissimi sintomi di eccesso di potere».
È la stessa associazione a spiegare che «i ricorrenti si avvarranno dell’ausilio di consulenti tecnici di comprovata esperienza, i quali dimostreranno come l’istruttoria che ha condotto al provvedimento sia stata carente, incoerente, illogica e contraddittoria».
Lo scopo del ricorso, insomma, è di sottoporre il progetto a Valutazione di impatto ambientale, «l’unico procedimento idoneo ad approfondire le molteplici criticità che caratterizzano la realizzazione di un pozzo esplorativo di tale profondità, tenuto conto delle particolarissime caratteristiche del luogo in cui lo si vorrebbe realizzare, di straordinario pregio dal punto di vista ambientale, paesaggistico e naturalistico, e per questo da anni vocato al turismo di qualità».
Leonardo Meini, il gestore del campeggio Il Lucherino è decisissimo. «Siamo a pochi metri dal luogo dove potrebbe sorgere la centrale – dice – e abbiamo preferito dare il via ad un procedimento che ci permetterà, anche in seguito, se necessario, di intraprendere altre vie legali».
E come lui la pensa anche Elena Basile, un’imprenditrice agguerrita e decisa a non mollare. I tre imprenditori, insomma, non hanno voluto aspettare gli esiti della visita che farà sull’Amiata, una parte della commissione ambiente regionale il prossimo 23 febbraio, come, invece, ha fatto il gruppo di imprenditori e consorzi che si sono raccolti con l’associazione GenomaAmiata guidata da Lorenzo Fazzi per prendere iniziative contro l’ipotesi di centrale.
«Prima di partire lancia in resta col ricorso al Tar – spiega Fazzi – abbiamo preferito vedere cosa ci diranno i capigruppo regionali quando visiteranno il sito dove dovrebbe sorgere il pozzo. Ormai vogliamo vedere le ultime mosse, poi ci muoveremo di conseguenza. E poi, forse, sarebbe assai più incisivo che per un eventuale ricorso, sia il comune a fare da capofila. In ogni caso si tratta di attendere pochi giorni».
(f.b.)
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