Il Tirreno

Grosseto

La Maremma conquista i supermercati

di Giovanna Mezzana
Gavorrano, raccolta della frutta a La Castellaccia, una delle aziende-top di Etruria Royal Fruit
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Gavorrano, raccolta della frutta a La Castellaccia, una delle aziende-top di Etruria Royal Fruit

Grazie a due consorzi di produttori, Etruria e Bristol, frutta e ortaggi locali trovano più spazio nei reparti della Gdo toscana

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GROSSETO. Arrivano risorse fresche marchiate Ue per le aziende agricole che producono frutta e ortaggi: a dirottarle sarà la Regione Toscana. Serve però un requisito: il beneficio è pensato per le imprese consorziate in una Op, acronimo per Organizzazioni di Produttori, riconosciute anche a livello comunitario. In Maremma di Op ce ne sono due: Etruria Royal Fruit, nata nel 2013, e Bristol, arrivata a battesimo nel 2015 dopo aver tagliato il cordone ombelicale con la madre emiliano-romagnola. L’unione fa la forza e piccolo non è (più) bello: lo sanno le imprese agricole maremmane, molte delle quali a conduzione familiare, che si sono consorziate in Op. Strumento di governo della produzione, tali Organizzazioni consentono di aggregare, concentrare e programmare le produzioni: obiettivo, generare lungo la filiera agroalimentare un maggior valore aggiunto. E, soprattutto, aggredire il mercato – su cui piazzare frutta e ortaggi – con più efficacia.

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Portafoglio clienti. «Siamo una società consortile – dice Alberto Veronesi, direttore di Etruria Royal Fruit – e i soci che ad essa aderiscono si impegnano a conferire le loro produzioni alla Op, il cui compito è quello di stipulare contratti quadro con le catene della Grande Distribuzione Organizzata. Affrontiamo il mercato insieme condividendo produzione e commercializzazione». È così che mele, pere, pomodori e finocchi coltivati nei campi della Maremma trovano spazio nei reparti (rigorosamente) dei “freschi” di store, supermercati, ipermercati, grandi mercati ortofrutticoli e grossisti dal Nord al Sud della Toscana. È così che parte del mondo agricolo della Maremma si attrezza per fare impresa.

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Qui Eturia. È il 2013 quando Etruria – che ha sede a Grosseto – muove i primi passi con sette soci fondatori, di cui cinque maremmani. Nel giro di due anni le imprese aderenti sono raddoppiate: siamo a quota 14, di cui 12 tra Grosseto e Livorno e il resto tra Arezzo e Viterbo; le maremmane hanno terreni (e ovviamente produzioni) a Scarlino, Gavorrano, Grosseto e Capalbio. Nel 2015 Etruria ha prodotto sei milioni di chili tra ortaggi e frutta, il 20% in più rispetto al 2014. Duecento gli addetti a cui dà lavoro, tra fissi e stagionali. Parliamo di una “compagine” di imprese i cui fatturati, se sommati, superano dieci milioni di euro di giro d’affari complessivo: cioè se ai proventi da frutta e ortaggi aggiungiamo quelli che arrivano dagli altri segmenti di core-business come vino, olio, cereali. Dai campi dei consorziati Etruria spuntano pomodori, zucchine, finocchi, cavolfiori; pere e mele, pesche e susine, meloni e angurie. Due le aziende-fiore all’occhiello: La Castellaccia di Gavorrano e la Giancarlo Mazzini di Braccagni.

Qui Bristol. Nata nel 2015, Bristol – sede legale a Braccagni e sede operativa a Fiorenzuola d’Arda – aggrega 16 aziende: emiliano-romagnole, lombarde, venete e toscane. Le maremmane sono cinque: due di Albinia, due a Braccagni, una a Barbaruta e Sticciano. Bristol opera su un segmento specializzato: melone e anguria. La Maremma pesa dentro il contenitore composito di Bristol: «Nell’insieme le toscane – ci spiega Annalisa Ghizzoni, responsabile qualità di Bristol – fanno più del 50% della produzione.

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I finanziamenti. Adesso tramite la Regione arrivano un po’ di fondi Ue: quasi due milioni di euro per le cinque Op Toscane, tra cui le due maremmane. Il meccanismo funzionerà così: «Nel corso del 2016 – spiega Veronesi – le singole aziende socie faranno investimenti finalizzati a migliorare e/o ottimizzare la produzione e una quota di essi saranno coperti, nel 2017, da questi fondi». Prima si spende e poi si viene (in parte) rimborsati, ma è comunque una boccata d’aria fresca. L’ammontare è variabile: viene “indennizzato” il 50% della spesa di investimento, fino all’8% del fatturato.

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