Il Tirreno

Grosseto

IL GIALLO DI POTASSA»L’ATTO FINALE

di Pierluigi Sposato

GROSSETO. Dai testimoni - citati come esemplari dall'accusa e dalle parti civili - non arriva quel cumulo di verità schiaccianti e inequivocabili che inchioderebbero Antonino Bilella. Anzi, tante...

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GROSSETO. Dai testimoni - citati come esemplari dall'accusa e dalle parti civili - non arriva quel cumulo di verità schiaccianti e inequivocabili che inchioderebbero Antonino Bilella. Anzi, tante parole pronunciate in aula sono contraddittorie se non addirittura false. E porterebbero in tutt'altra direzione.

«Il movente non c’è». Quella sopra è la sintesi estrema delle oltre cinque ore di arringa di Riccardo Lottini. Primo difensore in ordine di tempo che si presenta al microfono per cercare di scardinare - adesso o mai più - le conclusioni della Procura, che chiede l'ergastolo con isolamento per l'agricoltore accusato di aver ucciso Francesca Benetti. Se nel processo indiziario, come questo, il movente è fondamentale, l'avvocato Lottini vuole dimostrare che non c'è né quello economico né quello sentimentale-sessuale, né insieme né da soli. Che non esiste la «ossessione» che avrebbe guidato tutti i «comportamenti di Bilella negli ultimi tempi. Che tutti gli episodi di violenza sessuale sono riferiti, e nemmeno con accuratezza, e non hanno mai avuto una testimonianza diretta. Che nemmeno la mamma di Francesca, la signora Marisa scomparsa durante il processo, la prima volta che venne sentita parlò di "paure" della figlia nei confronti di Bilella: lo fece solo il 19 novembre, dopo l'arresto del custode. E il legale lo fa con una carrellata minuziosa sulle dichiarazioni che sono echeggiate in questi mesi di processo. Con toni accesi, spesso. Con le parole che si accavallano nel desiderio di essere coinciso e incisivo allo stesso tempo. Lottini accarezza i temi della "psicologia della testimonianza" per evidenziare i limiti oggettivi e, soprattutto, soggettivi delle parole pronunciate fuori dall'aula e dentro l'aula. «Può darsi che mi sbagli - dice più volte nell'arringa - ma voglio sottoporvi questo argomento…».

«La cugina mente». E l'attacco è frontale nei confronti di Patrizia Lorenzetti, cugina di Francesca, una delle prime testimoni del processo, presente anche ieri in aula come tante altre volte. «Mente quando dice che Francesca le ha raccontato delle violenze sessuali. Ed è facilmente dimostrabile perché non è la prima cosa che dice quando viene chiamata qui come testimone - argomenta Lottini - Prima parla del numero delle telefonate, solo a pagina 26 (dice riferendosi alle trascrizioni dell'udienza proiettate sullo schermo, ndr) parla di palpeggiamenti». Non sarebbe credibile anche perché, intercettata telefonicamente con Aldo Scotto, dice «io non sono nuova…»: «Nuova a prestarsi a dire certe cose nei processi - conclude Lottini - come in quello civile di cui abbiamo parlato in questo procedimento. Lorenzetti è vicinissima a Francesca eppure da lei non ha mai ricevuto una confidenza sui palpeggiamenti».

«Testimonianza inquinata». Ce n'è anche per Lido Volpi, l'agricoltore di Campagnatico amico di Bilella. Su di lui, sulla genuinità delle sue parole a proposito della mano sul seno di lei confidata da Bilella, graverebbe una «pressione psicologica» attuata in fase di indagine quando, come disse lui stesso in aula, percepiva il rischio di finire in carcere. «E' un testimone inquinato ab origine». Le sue sarebbero dichiarazioni generiche, senza riferimenti temporali o territoriali, buttate lì un po' a caso per rafforzare una tesi che lo stesso Lido non avrebbe sentito sua. «La moglie di Lido dice cose differenti», aggiunge a corollario. Volpi, «un teste confuso».

«Palpeggiamenti inesistenti». Su Aldo Scotto, l'ultimo fidanzato di Benetti, Lottini esordisce dicendo di avere «qualche dubbio». Perché neanche lui è in grado di dare riferimenti sulle violenze: «Anche lui parla de relato». E poi, se è vero - come dicono le testimonianze - che Francesca Benetti aveva un carattere deciso e che non tollerava certi atteggiamenti, perché lei non l'ha mai denunciato? «Possibile che sia solo riservatezza? La figlia Eleonora disse inizialmente che la mamma le raccontava tutto e che non le aveva mai detto dei palpeggiamenti; poi qui in aula, comprensibilmente, spiega che forse la mamma non le disse niente perché non la voleva far preoccupare. Ma allora ci sono stati questi palpeggiamenti?». E poi, quale tipo di rapporto ci può essere stato tra presunta vittima e presunto carnefice se la prima si manifestava non contraria ad andare a mangiare insieme al secondo, se la prima non aveva difficoltà a salire in auto con il secondo? In conclusione, secondo Lottini (che si fa aiutare dalla proiezione di un power point riassuntivo realizzato dal suo studio) non ci sono mai stati i tre episodi di violenza sessuale, né quello in auto riferito da Lorenzetti, né quello al bar raccontato da Scotto, né quello desumibile dalle parole di Volpi. «Ci sono tanti aspetti che stonano». Stonano anche a suo giudizio anche nel dipinto di Bilella stalker emerso dalle testimonianze: fiori, piante, anelli quante volte sarebbero stati comprati per essere regalati a Francesca? Poche, ricostruisce l'avvocato Lottini.

Stamani, dalle 8.30, tocca alla collega Francesca Carnicelli: parlerà delle altre accuse.

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