Il Tirreno

Grosseto

«Concordia, l’opera più complessa al mondo»

«Concordia, l’opera più complessa al mondo»

Al convegno organizzato dall’Ordine degli ingegneri parlano i protagonisti del recupero al Giglio

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GROSSETO. Quella del recupero della Costa Concordia resta anche come un'eccezionale opera di ingegneria. Se n’è parlato ieri in un convegno a più voci organizzato dall’Ordine degli ingegneri.

Le tappe sono state ripercorse da Silvio Bartolotti, amministratore delegato di Micoperi, l'impresa di Ravenna che ha curato il piano di recupero: «Non era il nostro lavoro: Micoperi ha abbandonato il recupero delle navi negli anni Cinquanta per dedicarsi all'off-shore petrolifero. Ero riluttante, avevo detto no, anche perché si trattava di avvicinarsi a una disgrazia. L'abbiamo fatto ma con l'unico intento di dare dignità al nostro Paese. Perché senza un'azienda italiana che si mettesse in gioco, rischiavamo di fare una figuraccia di fronte al mondo intero. Il nostro appalto ha vinto perché era l'unico progetto che poteva essere realizzato. Una delle opere di ingegneria più complesse mai studiate e realizzate al mondo. Un'opera straordinaria, affrontata sempre con la massima serenità. In pochi credevano che saremmo riusciti a portar via quella nave, ma non ho mai avuto il minimo dubbio sulla riuscita dell'operazione. La difficoltà più grande? La gestione dell'evento con l'esterno. Ma alla fine ce l'abbiamo fatta: sono contento di aver lavorato con una grande squadra, di aver conosciuto una persona eccezionale come il prefetto Gabrielli e di aver vissuto su quell'isola». Un rapporto così stretto, quello con il Giglio, che continua ancora oggi: «Micoperi ha aggiustato il tetto di una chiesa a Giglio Porto, ha adottato una scuola. I frutti si vedono: c'erano 190 bambini, oggi ce ne sono 270. E' una scuola speciale: a quattro anni, oltre all'italiano, si studiano e si parlano tre lingue straniere. Assieme alla musica e allo sport. E costa la metà».

Presenti autorità locali e Protezione civile, Vigili del fuoco, Parco dell'arcipelago toscano, le imprese Neri e Micoperi, l'Università di Firenze e l'Osservatorio di monitoraggio, con l’introduzione di Liciano Lotti, presidente dell'Ordine provinciale degli ingegneri di Grosseto. Sergio Ortelli, sindaco di Isola del Giglio, ha ricordato la notte del naufragio: «Il nostro Comune aveva rinnovato il Piano di protezione civile da appena sei mesi, ma l'ipotesi del naufragio non era contemplata. Abbiamo dovuto far fronte a un'emergenza non prevista. E l'esperienza è servita a tutti: adesso sappiamo cosa fare. Un ruolo importante l'ha avuto sicuramente la popolazione del Giglio, non come vittima del naufragio ma come protagonista dell'attività di protezione civile. Che cosa resta? In questi anni il Giglio è stata l'isola più monitorata del mondo: attualmente è in corso una pulizia a tappeto, non resta che recuperare dai fondali tutto il materiale rimasto dalle operazioni di recupero. L'obiettivo è avere un'isola ancor più bella di prima».

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