Il Tirreno

Grosseto

«Basta la logica per capire chi è il colpevole»

«Basta la logica per capire chi è il colpevole»

Risaliti, parte civile per i figli Eleonora e Giulio: «Un delitto efferato, lui non merita alcuna pietà»

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GROSSETO. Basta usare la logica per incastrare Antonino Bilella. Basta far lavorare il cervello, basta ragionare per capire che non può che essere lui l'autore dell'omicidio. Usa questi argomenti l'avvocato Alessandro Risaliti - parte civile per i figli di Francesca Benetti, Giulio ed Eleonora Spataro - per cercare di convincere i giurati della colpevolezza per tutti i reati, anche per l'occultamento del cadavere, anche per lo stalking, anche per la violenza sessuale perché riferita dall'amico di lui.

Tre i punti cardine mutuati dall'accusa: il ritrovamento delle due gocce di sangue nell'auto di Bilella, la presenza del sangue di entrambi nell'appartamento di lei a Villa Adua, la giustificazione tardiva che l'imputato ha dato nel tempo. E per quest'ultimo argomento fa appiglio alla mitologia e a Epimeteo, dio del ripensamento tardivo, mentre c'è "Match Point" a rimarcare l'intervento del caso che avrebbe scompaginato i piani di Bilella (l'arrivo del ruspista per i lavori e quello di Aldo Scotto nel primo pomeriggio) così come l'anello perduto nel disfacimento dei gioielli da parte dell'assassino del film di Woody Allen.

Anche la guarnizione che aveva nascosto il sangue di Francesca «come uno scrigno» e che si è aperta durante il sopralluogo dei carabinieri ha un riferimento classico, per Risaliti: quello del dio latino citato nelle Elegie di Tibullo che impediva a chi aveva fatto il male di restare nascosto. Nessuno forse potrà dire come Benetti è stata uccisa, ma il legale di parte civile è convinto che «Bilella avrà sentito il sangue caldo di questa donna, lei lo avrà interrogato con gli occhi, gli avrà chiesto pietà». E invece quello di Bilella è stato «un delitto efferato, lui non merita pietà». E' anche convinto che Bilella, mentre portava l'auto di lei alla stazione di Follonica, non poteva farsi sorprendere dalle forze di polizia su un'auto non sua magari mentre rispondeva al cellulare e dunque sicuramente si era fermato per rispondere alla telefonata del ruspista, telefonata cardine per i tempi del delitto.

Bilella ha raccontato tante cose, in contraddizione anche, «ma non è un bugiardo patologico: quando mente, lo fa perché non può dire la verità. E' un bugiardo selettivo quando deve affrontare elementi decisivi per il processo». Risaliti si chiede perché Bilella non ha distrutto il biglietto fotografato nella sua auto e trovato nella sua casa sul quale aveva riportato il numero di targa della Opel di Francesca («ma lui in quei momenti era in ansia»). Esclude, sempre dal punto di vista logico, la presenza di un terzo uomo, che non avrebbe avuto il tempo di comparire sulla scena del delitto. E conclude la sua ora di intervento affermando che «solo Bilella poteva avere interesse a spostare il corpo». Un milione di euro per ciascuno dei due figli è la richiesta di provvisionale. (p.s.)

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