Il Tirreno

Grosseto

Uccise il vicino a coltellate Si è impiccato in carcere

di Francesca Gori

Tragedia nel penitenziario di Porto Azzurro: Galgani doveva scontare 14 anni Durante il processo gli fu riscontrata la semi infermità mentale

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MASSA MARITTIMA. Il suo nome non veniva più pronunciato da anni, in città e a Massa Marittima. Dopo la condanna a 14 anni di carcere, Gege era scomparso dalle cronache. Era rinchiuso nel carcere di Porto Azzurro, all’isola d’Elba. Lavorava, nel penitenziario, ma non era riuscito a far pace con se stesso. Si è ucciso domenica sera, impiccandosi dentro la sua cella.

Sergio Galgani aveva 52 anni ed era finito in carcere con l’accusa di aver ucciso con tre coltellate Maurizio Ricci, 43 anni macellaio e figlio della sua vicina di casa.

Via Catalafimi, nel borgo medievale di Massa, fu il teatro di una tragedia. La madre di Galgani era morta in un incendio. Una stufetta accesa vicino a una coperta aveva provocato il rogo. Ma secondo gege, la colpa della morte di mamma Rosa era tutta di Maurizio Ricci. «Se i soccorsi fossero arrivati in tempo, mamma si sarebbe salvata», ripeteva a chi lo incontrava in giro, a Massa Marittima. La scintilla scocca poco prima delle 20 di mercoledì 26 marzo 2008 sul pianerottolo al numero 8 di via Calatafimi, una stradina laterale in mezzo a Cittànuova. Vittima e carnefice - secondo la ricostruzione dei carabinieri - si incrociano: Maurizio Ricci è appena uscito da casa della madre per una visita, il suo vicino forse lo aspetta. «Prima lei», avrebbe detto la vittima. Una frase che fa esplodere la rabbia di Galgani che dalla tasca tira fuori un coltello di 28 centimetri, 13 di lama, e colpisce al collo Ricci prima di lasciarlo in fin di vita, uscire in strada ed entrare dal tabaccaio con le mani ancora sporche di sangue per comprare un pacchetto di sigarette.

L’avvocato di Gege, Barbara Fiorini, chiese che il suo assistito venisse giudicato con il rito abbreviato e, quando il giudice lesse la sentenza di condanna a 14 anni di carcere, tenne ovviamente presente anche la perizia psichiatrica, che aveva riscontrato in Galgani la semi infermità mentale.

Gege a Porto Azzurro aveva già tentato altre volte di uccidersi. Ma nelle ultime settimane aveva ripreso a lavorare e tra pochi giorni avrebbe usufruito del suo primo permesso per incontrare i familiari. «Il suicidio è sempre una scelta dai motivi imprescrutabili, ancor più quando ci si trova in situazioni di vita complicate - dice Nunzio Marotti, garante dei detenuti del carcere di Porto Azzurro - ma eventi come questi devono farci riflettere. È l’ennesima conferma che il carcere non è luogo dove sia possibile affrontare problematiche che non sempre vengono alla luce».

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