Sicurezza
Abbattimenti di lupi solo a certe condizioni. L'esperta: "Ma nessuno pensi di poter imbracciare il fucile"
Valeria Salvatori, responsabile del progetto Medwolf, anticipa i punti della proposta
GROSSETO. Il Piano d’azione nazionale per la conservazione del lupo nasce nel 2002 per dettare le regole per proteggere il lupo. Questo animale, infatti, semiscomparso negli anni Settanta, è classificato ad alto rischio di estinzione e quindi è protetto dalla direttiva Habitat.
Il Piano prevede programmi di monitoraggio della specie e dell’impatto sulla zootecnia e stabilisce le misure per l’attenuazione del conflitto tra lupo e allevamento tramite informazione e prevenzione. A 14 anni di distanza, con la popolazione del lupo rinforzata e i continui attacchi di canidi alle greggi, la strategia indicata dal Piano è però considerata inefficace.
Da qui la necessità, sollevata in primo luogo dagli allevatori, di rivedere il Piano, introducendo anche in Italia – come già avviene in Francia – la possibilità degli abbattimenti.
Per un intero anno, il 2015, esperti nazionali hanno lavorato a una proposta di modifica, discutendola con vari gruppi di interesse (allevatori, animalisti...). Mercoledì 17 febbraio questa proposta approda al ministero.
«Ma non si pensi che gli allevatori possano imbracciare il fucile», spiega Valeria Salvatori, project manager di Ibriwolf e responsabile di Medwolf. Anche lei ha partecipato ai lavori per aggiornare il Piano. «Il Piano prevede personale appositamente formato», dice. Quindi via l’idea di fare la posta al lupo, la notte, accanto al gregge con il fucile pronto.
«La possibilità di deroga è sempre esistita, solo che il ministero non l’ha mai considerata», spiega ancora Salvatori. «Adesso si esplicitano quali sono le condizioni per chiedere la deroga alla direttiva Habitat. E sono condizioni molto stringenti». La proposta prevede il monitoraggio stretto per capire quanti lupi ci sono nel territorio per assicurarsi di non mettere a rischio la specie. E non è una bazzecola: contare i lupi nel bosco non è come contare le galline in un pollaio. «Poi – prosegue – si fa riferimento ad attività imprescindibili come il controllo del randagismo e l’analisi dei dati da predazione perché il prelievo del lupo sia previsto solo se i danni sono ingenti». Altra clausola è dimostrare di aver fatto sforzi notevoli per la prevenzione.
«La Provincia di Grosseto in questi anni ha lavorato molto sul monitoraggio e il pagamento dei danni. Perciò credo che possa chiedere il permesso in deroga – dice Salvatori – Ma il punto è che questi abbattimenti non servono. Lo dimostra l’esperienza francese, dove si può abbattere il 10% ma non ci si arriva mai. Uccidere 50 esemplari in tutta Italia non pregiudica la specie. È solo un segno di apertura del ministero, ma non serve a niente».
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