Il Tirreno

Grosseto

Lupi, verso l’ipotesi degli abbattimenti

di Fiora Bonelli
Un esemplare di lupo
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Un esemplare di lupo

Incontro al ministero decidere un'eventuale deroga alla direttiva Habitat. Gli allevatori grossetani: "Hanno capito che non siamo visionari, ma non è abbastanza"

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ROMA. Gli allevatori della provincia di Grosseto lo vanno chiedendo da anni e alla fine una breccia si è aperta: in Italia si sta aprendo la porta all’abbattimento del lupo, specie protetta dalla direttiva Habitat perché considerata a rischio estinzione. Mercoledì 17 febbraio a Roma si terrà un incontro tecnico fra Ministero dell’ambiente e conferenza delle Regioni chiamate a discutere l’aggiornamento al Piano per la conservazione del lupo (2002). E tra le cose che saranno aggiornate ci sono appunto le deroghe al divieto di rimozione del lupo. Insomma, si discuterà di introdurre gli abbattimenti nella misura del 5%.

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«Alla fine si è capito che non eravamo visionari, che il lupo sta sterminando le nostre aziende, che è l’ora di salvare gli allevatori e gli agricoltori. Non eravamo visionari, dunque», dicono alcuni degli allevatori storici della provincia di Grosseto. «Siamo stati additati dalla società civile come allarmisti e non siamo stati ascoltati dai politici a cui portavamo i numeri delle nostri greggi decimate. Adesso qualcuno si è accorto che le continue aggressioni di cui siamo vittime distruggono un patrimonio unico dell’Italia».

Il documento è stato elaborato d’intesa con l’Unione zoologica italiana e ha fatto saltare di gioia gli allevatori. «Per lo meno perché si è riconosciuto il principio della validità delle nostre proteste», dice Virgilio Manini, uno degli allevatori storici del Grossetano, con Franco Mattei di Preselle, Angelo Marzocchi di Roccalbegna e Paolo Ciacci di Saturnia. I loro nomi sono noti alle cronache. I loro allevamenti hanno subito decine di assalti e centinaia delle loro pecore sono state sbranate.

E d’altra parte proprio a Grosseto si condensa il numero di questi predatori: la metà di tutti quelli presenti in Toscana. Secondo stime della Lav nel Grossetano nel 2015 ci sarebbero circa 300 lupi. Più prudente la stima del Cirsemaf (Centro interuniversitario di ricerca sulla selvaggina e i miglioramenti a fini faunistici) che ne stima circa 1.500 in tutta Italia e circa 350- 400 in Toscana.

Ad ogni modo molti di questi si aggirano fra gli allevamenti della Maremma e dell’Amiata o diventano stanziali attorno alle greggi e hanno dato e stanno dando filo da torcere alle pecore e non solo. Perché anche asini e cavalli sono stati spolpati.

La proposta è di abbattere il 5 per cento di quei 300 animali, chiedendo una deroga della direttiva Habitat. Operazione già fatta e accordata dall’Europa alla Francia, alla Spagna e alla Svezia. «Siamo soddisfatti – prosegue Paolo Ciacci – perché si stanno toccando con mano i danni portati dai lupi a tutto questo settore, ma certamente toglierne il 5 per cento, cioè sei animali su 300, è un palliativo insufficiente. In ogni caso meglio che niente».

Ma c’è anche chi quel 5 per cento non lo digerisce: «È un contentino – dice Emilio Ricciardi di Stribugliano – per placare il malcontento generale. I lupi non ci sono mai stati qui. È dimostrato. Perché insistono a volerli tenere dentro un ecosistema che non appartiene loro, proprio non lo so».

«Finalmente si cerca di dare una risposta concreta al problema in un livello istituzionale più appropriato – dice invece Jacopo Marini, sindaco di Arcidosso – Non potevamo certo noi sindaci dare risposte normative efficaci e credo che non lo potessero fare né la Provincia né la Regione. Credo però che nel nostro piccolo abbiamo promosso la giusta pressione dal basso per smuovere i livelli ministeriali soprattutto nell’ultimo periodo e di concerto con gli allevatori».

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