La manifestazione
Cento comparse non pagate da quattro mesi
A ottobre fu girato a Grosseto il film “Il velo di Maya” e la produzione non ha saldato i compensi: attori sul piede di guerra
GROSSETO. Sono sul piede di guerra circa 100 comparse grossetane che a ottobre scorso hanno recitato sul set de “Il velo di Maya” e non hanno ancora visto un euro (in totale quasi 8.000 euro). Da 4 mesi aspettano ancora d’essere pagate.
«Quando vedremo i nostri soldi?» protestano reclamando i compensi, mentre la casa produttrice romana - la Rosemovie - confessa con non pochi imbarazzi d’essere in difficoltà per ritardi nei finanziamento pubblici. Le morosità riguardano comparse e fornitori ma dovrebbero essere risolte - assicura la produzione - entro breve.
Opera seconda della regista Elisabetta Rocchetti e prodotta dalla Rosemovie di Roma, la pellicola è una commedia romantica che racconta la crisi di una donna caduta in depressione e storie di maltrattamenti ai minori finite davanti ai giudici. Realizzato con il contributo del Ministero dei Beni Culturali, la partecipazione della Regione Toscana e la collaborazione con Toscana film commission, il film è stato presentato in Comune a Grosseto nel settembre 2015, presente la stessa regista Rocchetti accanto ad alcuni attori e all’assessore al turismo Luca Ceccarelli. Quest’ultimo - nell’occasione - ha spiegato subito che «un film girato a Grosseto può rappresentare una validissima occasione promozionale per tutto il territorio…», mentre la Rosemovie e la Romanacasting hanno annunciato le modalità del casting («le figure richieste sono uomini e donne dai 20 ai 70 anni, partecipanti residenti nel comune di Grosseto» e così via). Appuntamento il 23 settembre scorso in piazza del Popolo, nella sede della Pro loco dove sono stati scelti parecchi attori non professionisti per un compenso procapite di 82 euro lordi equivalenti a un giorno di comparsata. Il tribunale e l’aula della Corte di assise si sono così trasformati in un set: la troupe del Velo di Maya ha ambientato qui una succosa parte delle scene, con riprese esterne e interne e un ampio assortimento di comparse maremmane (chi impiegato e chi disoccupato) brulicanti nel palazzo.
Tra loro anche una dipendente del tribunale di Grosseto, la cancelliera Sandra Zanelli che nel film ha impersonato un avvocato rinunciando al compenso da parte della produzione. Cos’è successo poi? Bella esperienza, ma l’entusiasmo si è poi smorzato man mano che i soldi, passando i mesi, non arrivavano.
Racconta una grossetana, dipendente aziendale: «Abbiamo fatto le nostre comparsate i primi di ottobre e poi chi ha più visto i soldi? Io facevo la cliente di un avvocato, quel giorno abbiamo girato in tribunale. Il pagamento doveva essere contestuale al lavoro, per la misera cifra di 82 euro lorde che ci ha impegnato una giornata intera di lavoro; ma invece - rimanda rimanda - nessuno ha visto nulla fino a oggi. Da allora è stato un rimandare continuo: abbiamo mandato parecchi messaggi e mail alla produzione» ma, pare, senza certezze assolute.
La signora spiega di non aver neppure ricevuto (né lei né altri) alcuna copia del “contrattino” firmato nel quale si accettava di prestare la propria immagine e il proprio lavoro a fronte di un compenso (resta però prova scritta nei carteggi, nelle mail e nei messaggi botta e riposta tra comparse e produzione, la quale peraltro mai si è sottratta alla volontà di pagare).
Protesta stizzito anche un signore di Sesto Fiorentino, 48 anni, che ha casa a Boccheggiano. «Pure io ho fatto la comparsa il 17 ottobre 2015 in tribunale. Ho più volte chiesto di essere retribuito ma non ho avuto risposte certe e confortanti: chi paga è la produzione, ma quando vedremo i soldi? Io sono disoccupato. Ero magazziniere e mulettista, ho provato ad arrangiarmi come potevo».
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