Il Tirreno

Grosseto

Buche nelle strade, erba alta e zanzare Quartiere mai finito

di Francesca Ferri
Buche nelle strade, erba alta e zanzare Quartiere mai finito

Da anni la Saracina è un cantiere al palo e gli abitanti non ne possono più: «Almeno il Comune copra le buche»

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GROSSETO. Più che dissestata, a tratti la strada proprio non esiste. L’asfalto è percorso da profonde crepe e puntellato di buche come un gruviera. Ai lati non c’è ombra di manutenzione: erbacce, canne, alberi di fico e vegetazione varia si rovesciano sulla carreggiata togliendo spazio al traffico. Sullo sfondo i tre mastodontici e brutti scheletri degli edifici iniziati dal Consorzio Etruria e abbandonati lì da anni, dopo il fallimento del costruttore.

Benvenuti alla Saracina, quartiere grossetano stretto tra il centro, l’argine dell’Ombrone, via De’ Barberi e il parco dell’Alberino. Posizione strategica, zona residenziale, potrebbe essere un angolo vivibilissimo. E invece gli abitanti vivono da anni in un incubo.

«Le nostre strade sono tutte dissestate, piene di buche e invase dall’erba – si sfoga Alessandro Maestrini – E in tutto questo tempo nessuno che si sia fatto vivo nemmeno a buttare un po’ di breccia nelle buche. Niente. Il fosso dei Mulini, qui accanto, è tombato ma ne esce di tutto. D’estate siamo invasi dalle zanzare, la vegetazione ricopre i marciapiedi. Una volta ho visto una volpe per la strada». E quando piove, come ieri, le strade diventano un lago.

Un eterno cantiere, non solo nell’area dove doveva sorgere la residenza in edilizia economica popolare. L’urbanizzazione non è mai stata completata; pian piano quel che era stato fatto si è rovinato e la vegetazione si è riaffacciata su marciapiedi e strade. Un problema non solo estetico.

Il nodo è il crac del Consorzio Etruria. Decine di famiglie avevano versato l’anticipo per la casa dove sarebbero dovute andare ad abitare già quattro anni fa. Il Consorzio, come da prassi, avrebbe dovuto costruire strade e servizi, a scomputo degli oneri di urbanizzazione. Marzo 2012 era il termine ultimo per urbanizzare la zona e consegnare le case. E invece, quattro anni dopo, con il Consorzio in concordato, degli appartamenti c’è solo lo scheletro, il cui interno, nottetempo, dà riparo a chi non ha un tetto ma anche a spacciatori e altri malviventi.

«Qui è tutto un via vai la notte – dice Maestrini – c’è gente che ci vive proprio». E chi abita nelle case intorno si ritrova con strade non completate e manutenzione mai fatta. Le proteste sulla stampa e al Comune non si contano. Ma l’impasse sembra non superabile.

«Io stesso ho esaminato a fondo la cosa – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Giuseppe monaci – e ho voluto organizzare un’operazione perché il Comune si facesse carico delle opere mancanti. Questo, però, può essere fatto solo a tre condizioni. Primo, servono i passaggi legali per cui il Comune si sostituisce al costruttore, spendendo quindi soldi pubblici per opere che doveva fare un privato, avendone la possibilità, senza creare danno alle finanze pubbliche. Ed è una cosa molto difficile. Poi, questa eventuale operazione da farsi per la Saracina dovrebbe essere fatta per tutte, sottolineo tutte, le situazioni simili. Quindi a maggior ragione l'impostazione è difficile». In questo caso il problema sono i soldi. «Se per la Saracina bastano 80 o 90.000 euro, cosa facciamo quando ne occorrono 300.000?». Infine, perché l’operazione vada in porto, occorre che ci siano abbastanza soldi per farla. «E siccome il Comune non ha il denaro sufficiente neanche per strade, edifici, verde, impianti sportivi comunali – conclude Monaci – la domanda dell’amministrazione è: possiamo distogliere centinaia di migliaia di euro dalle opere pubbliche per fare opere che competono a privati? Queste tre cose messe insieme hanno messo il Comune in condizione di non poter supplire ai privati».

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