Attenzione
Firenze impone lo stop ai “litigherelli” del Pd
Il segretario regionale Parrini a Grosseto: «D’ora in avanti niente più scosse Tutti alle primarie, e chi le perde si metta a disposizione del vincitore»
GROSSETO. L’assemblea provinciale del Partito democratico, allargata agli alleati, con Dario Parrini come sensale tra i due candidati di Grosseto, si è chiusa ieri pomeriggio alle due con una conferenza stampa riepilogativa in cui – per l’ennesima volta – è stata ribadita la tregua, la fine della “fase litigarella” (conio di Parrini).
«Da questo momento – ha detto il segretario regionale del Pd – non voglio più registrare scosse di terremoto. Pretendo rispetto per l’avversario, pretendo che chi lavora per i due candidati in corsa per guidare la coalizione lo faccia con correttezza, in modo costruttivo e soprattutto le sappia perdere, le primarie. Che è importante quanto vincerle».
«Domenica 6 marzo sarà un momento di mobilitazione e di confronto – ha aggiunto Parrini – nei venti giorni che restano bisogna far emergere le idee, la buona politica, accettando i posizionamenti e le scelte degli altri, di questo o quell’iscritto/dirigente. Perché è preferibile prendere posizione nelle contese piuttosto che galleggiare».
E ancora: «Le primarie sono uno strumento di democrazia: chi le vince deve coinvolgere chi le perde e chi ne esce sconfitto si deve mettere a disposizione del vincitore. Smettiamola infine di offrire materiale ai giornali, di spifferare ciò che accade negli organismi. Da oggi a questo modo di fare diamoci un taglio. Netto».
«Lorenzo Mascagni e Paolo Borghi sono due facce della buona politica», – ha detto ancora Parrini, per il quale, passato il 6 marzo, la strada dovrà essere in discesa. «Io voglio sperare che le primarie vengano identificate come una sorta di gran premio della montagna, dopo il quale si corre in discesa verso il traguardo. L’alternativa è considerarle una boa, cioè girarci intorno per tornare indietro. Lo ripeto ancora: la stagione delle beghe, delle polemiche, delle ripicche si chiude qui. Stop».
Poi ancora zucchero ai due candidati: «Abbiamo in pista due uomini di spessore. Profili diversi, è vero, ma accomunati dalla passione, dalla conoscenza dei problemi e dalla consapevolezza di ciò che serve alla città e alle frazioni. Sia per Lorenzo che per Paolo sono centrali i temi del lavoro, della sicurezza, dei servizi sociali, della sanità e delle infrastrutture».
Nei passaggi più delicati Dario Parrini ha parlato a denti stretti, per esempio nel fare riferimento alle tensioni delle ultime settimane e alla nascita del direttorio comunale: «Direttorio è un brutto termine. Evoca epoche e momenti spiacevoli. Invece io sono certo che vinceremo di nuovo, perché abbiamo governato bene e questa è una percezione diffusa».
Tornando sulla scelta delle primarie, Parrini ha ribadito che «sono una straordinaria occasione di contatto con i cittadini e di rafforzamento del partito e della coalizione». Il segretario regionale ha fatto gli esempi di altri comuni toscani in cui sindaci al primo mandato hanno serenamente accettato le primarie, proprio per fare chiarezza rispetto al dissenso e a certe turbolenze.
Tutti l’hanno interpretato come un riferimento indiretto a Orbetello, dove le mancate primarie sono da imputare al segretario provinciale Marco Simiani e al sindaco uscente Monica Paffetti. Insomma, stipulata la pace in città, qualche focolaio di guerriglia potrebbe restare aperto in periferia, a Scansano e a Orbetello.
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