Il Tirreno

Grosseto

incastrata DALL’INVESTIGATORE

Condannata per aver rigato l’auto alla fidanzata del suo ex

GROSSETO. Aveva ingaggiato un investigatore privato perché tra il novembre 2009 e il gennaio 2010 aveva trovato quattro volte l’auto rigata. E, oltre a essersi arrabbiata, si era insospettita perché...

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GROSSETO. Aveva ingaggiato un investigatore privato perché tra il novembre 2009 e il gennaio 2010 aveva trovato quattro volte l’auto rigata. E, oltre a essersi arrabbiata, si era insospettita perché le rigature comparivano ogni volta che l’auto era stata ritirata come nuova dalla carrozzeria; e in ogni caso l’auto era posteggiata nelle vicinanze del supermercato dove la proprietaria lavorava.

Il detective si era munito di telecamera e aveva messo sotto controllo l’auto della vittima, una Opel, immortalando per due volte l’autrice: la danneggiata ha scoperto che si trattava della ex moglie del suo attuale fidanzato. E le denunce, inizialmente contro ignoti, erano state redatte con il nome e il cognome della (presunta) responsabile. Una storia di gelosia a colpi di chiodo o di punta di chiave che il giudice Giovanni Muscogiuri al termine di un procedimento che si è articolato in udienze svoltesi nell’arco di quattro anni ha punito con sei mesi (pena sospesa - difesa Bragagni, che aveva sollecitato l’assoluzione). L’accusa aveva chiesto 7 mesi. Sarà il giudice civile invece a quantificare il danno subito dalla proprietaria dell’auto (parte civile con l’avvocato Baccheschi, cui sono state riconosciuti 1.490 euro per le spese).

La donna, oggi trentacinquenne (come la parte offesa), è stata condannata solo per un episodio di danneggiamento, quello del 24 marzo 2010: per quello del 12 febbraio precedente il giudice ha pronunciato una sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto, «dal momento che le riprese eseguite dall’investigatore - si legge nelle motivazioni adesso depositate - hanno consentito la riproduzione di immagini che riportano fattezze indistinte e come tali (non corrispondenti) meramente compatibili con quelle dell’odierna imputata». Troppo distante il punto di ripresa, troppo confuse le immagini.

Per quello del 12 febbraio, oltre tutto, vi sono delle testimonianze difensive che affermano che l’imputata era altrove; come quella dell’attuale compagno dell’imputata che aveva ricordato che quel giorno la donna era rientrata a casa un’ora prima del danneggiamento e vi era rimasta fino a sera. Meno valida, invece, la testimonianza di due persone che affermavano che quel giorno erano a giocare a tennis con la donna.

I risultati incrociati delle riprese e delle testimonianze per l’episodio del 24 marzo inducono invece il giudice a riconoscere la colpevolezza dell’imputata.

(p.s.)

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